Pubblicato da: mattiacivico | 15 settembre 2016

se non é solidale non é economia

imageL’economia solidale é ormai un settore e una sensibilità importante e portante del nostro sistema economico. Sono in evidente crescita e diffusione le attività economiche che mettono al centro la mobilità sostenibile ed il turismo responsabile, il commercio equo e solidale, il consumo critico, la finanza etica, la filiera corta e la produzione biologica, l’edilizia sostenibile, il software libero, il riuso, il riciclo e lo scambio locale, il welfare di comunità.

Sono passati sei anni da quando con il collega Giorgio Lunelli abbiamo promosso il disegno di legge che, approvato dal consiglio provinciale, ha dato spazio e cornice a questo ambito. E sono stati anni in cui in molti hanno messo energia e creatività affinché la norma non rimanesse solo sulla carta.

Sono cambiate molte cose, soprattutto dal punto di vista culturale e ne abbiamo avuto conferma anche nelle parole del presidente della BCE Mario Draghi pronunciate a Trento in occasione della consegna del premio De Gasperi. L’economia insieme alla politica ha il dovere di promuovere equità. Non vi é coesione sociale e non vi é integrazione se permangono condizioni di povertà e disuguaglianza tra cittadini. Sono considerazioni che sei anni fa non abbiamo sentito in maniera così chiara e ampiamente condivisa.

Se questo é l’orizzonte imminente verso il quale dobbiamo sempre più convintamente procedere, é evidente che l’economia solidale assume un ruolo centrale, culturale e politico perché mette al centro le relazioni e il capitale sociale. La crescita dunque non del singolo, ma della collettività. É una economia che racconta una visione di comunità, che si interroga sulla qualità del prodotto e sul suo prezzo, ma anche e prioritariamente della ricaduta che l’attività economica ha sulla collettività in generale. E parallelamente, nel momento dell’acquisto, sta crescendo sempre più l’importanza che viene attribuita alle variabili sociali, ambientali, culturali

L’economia solidale è per prima cosa un movimento culturale, che favorisce la consapevolezza del cittadino che acquistando un prodotto rispetto ad un altro fa una scelta di valenza collettiva: esprime -per dirla con le parole del professor Becchetti- un “voto nel portafoglio”.

La norma provinciale aveva ed ha però una ambizione più ampia. Non tanto quella di sostenere una nicchia di mercato o di aiutare pochi e utopici operatori economici, ma di porre all’attenzione di tutta l’economia il fatto che condivide con la politica una grande responsabilità: quella di promuovere eguaglianza e benessere (ampiamente inteso) tra i cittadini.

In un suggestivo libro intitolato “La democrazia a rischio di usura”, Jean Francoise Mahlerbe, docente di filosofia Morale presso l’Université Laval (Quebec) e professore straordinario l’Università degli Studi di Trento, ci ricordava cosa è in fondo l’economia.

“Il greco antico ci indica ciò che le nostre abitudini mentali celano, abitudini che troppo spesso sostituiscono in noi il pensiero. Oîkos è la casa, la dimora, il luogo in cui ci si sente a casa propria»; nómos può indicare la ripartizione, l’equità (e, come significato derivativo, la «legge» che regola le ripartizioni eque). L’economia è, quindi, in senso etimologico, «l’equità, la corretta ripartizione dentro la dimora» o ancora «gli usi e i costumi che è necessario rispettare per vivere insieme armonicamente dentro la casa»

Riconoscere e sostenere i principi dell’economia solidale, sostenere le realtà che si fanno promotrici della diffusione di pratiche a vantaggio sociale ed ambientale, significa riconoscere all’economia tutta il compito di prendersi cura della casa, nostra e di tutti, cioè della comunità.

A ben vedere dovremmo dire semplicemente che se non é solidale non è economia. Facciamo che sia ogni giorno sempre più così.

Buona giornata dell’economia solidale.

Pubblicato da: mattiacivico | 22 luglio 2016

Dentisti privati? Nessun passo indietro sulla legge 22!

matteo boatoLa stampa riporta ormai da giorni l’intenzione (sbandierata dai vertici Cao) da parte dell’assessore Zeni di affidare la prevenzione e la promozione della salute orale agli studi dentistici privati. Sorvolo sul fatto che trovo scorretto o se non altro una caduta di stile che le intenzioni dell’assessore siano annunciate da terzi.
La mia posizione in merito é ben nota all’assessore e al mio gruppo consiliare da tempo: affidare la prevenzione e la promozione della salute orale ai privati non si può fare per alcune semplici ragioni che provo qui a ribadire:

1) la sanità é pubblica. Quando interviene il privato, e lo fa sia chiaro con qualità contribuendo alla missione pubblica, lo fa in regime di convenzionalmente e previo accreditamento. Ovvero mantenendo in capo al pubblico le funzioni di regia, di programmazione e controllo. Questo é il modello della legge 22 sull’odontoiatria che ci viene invidiata nel Paese e che attualmente garantisce cure a 10.000 persone, per lo più minori ed anziani. Questo modello basato sulla collaborazione tra pubblico e privato é stato recentemente confermato anche in tema di psicologia e psicoterapia.

2) la prevenzione e la promozione della salute sono compiti primari ed esclusivi della sanità pubblica. Non é delegabile al privato o al libero professionista, fatta eccezione per le associazioni senza scopo di lucro e non mi risulta che gli studi dentistici siano delle onlus. Lo dice in maniera chiara la norma provinciale all’articolo 3:
1. La promozione della salute è compito primario del servizio sanitario provinciale e di tutti i soggetti che concorrono ad esso. E’ attuata attraverso interventi di informazione e formazione diretti a sostenere la progressiva realizzazione di contesti sociali e culturali favorevoli alla salute e a indurre nei cittadini comportamenti salutari e responsabili.
2. La Provincia riconosce il ruolo delle associazioni di volontariato e degli organismi senza scopo di lucro che diffondono i valori della prevenzione, della cura e della tempestività delle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie, attraverso azioni di sostegno sociale alle persone e altre attività di informazione e assistenza.

3) se vi sono studi privati che intendono concorrere in maniera strutturale alle politiche pubbliche lo facciano chiedendo l’accreditamento e il convenzionalmente, sapendo che ciò comporta tariffe pubbliche e accettazione della regia pubblica.

4) l’igiene orale e la promozione della salute orale sono competenze e dunque mansioni affidate agli igienisti dentali e non agli odontoiatri. Il progetto che vorrebbe affidare invece queste funzioni ai dentisti, presentato dalla Cao ma sottoscritto a quanto mi risulta anche dal direttore di dipartimento (e questo ha dell’incredibile: un direttore di dipartimento che vorrebbe affidare al privato le sue proprie responsabilità lascia senza parole…), apre così a qualche sospetto sulla genuinità e l’improvvisa generositá dei firmatari.

Al netto di tutto ciò, se oggi vi sono studi privati, attualmente non convenzionati, che esprimono la disponibilità di concorrere al dovere pubblico di garantire cure previste dai livelli essenziali e dai livelli aggiuntivi e se il dipartimento del welfare ravvisa che siamo in presenza di nuovi bisogni in tale campo, le strade che si aprono sono a mio parere due:

1) aumentare il finanziamento della legge 22 e contestualmente aprire nuove procedure di accreditamento
2) valutare la possibilità di chiedere ai convenzionati di svolgere attività esclusiva o altamente prevalente, in modo da specificare in maniera ancora più chiara la funzione pubblica svolta, con qualità e ottimi risultati, dagli studi convenzionati.

Affidare pezzi di sanità pubblica al privato fuori da un regime di accreditamento e convenzionamento non si può semplicemente fare. Confido dunque che l’assessore a breve voglia smentire le voci di fronte alle quali fino ad oggi è stato silente

Pubblicato da: mattiacivico | 27 maggio 2016

Appello di Gianni Pittella: fate corridoi umanitari

imageOggi, dopo l’inaugurazione della mostra sui corridoi umanitari, Gianni Pittella, presidente dei socialisti e democratici europei, ha rivolto un appello a tutti i candidati sindaci. Qui di seguito il testo.

 

APPELLO AI CANDIDATI SINDACI: APRITE CORRIDOI UMANITARI PER I MIGRANTI

Cari candidati,

La crisi dei rifugiati ci impone di assumere in prima persona le nostre responsabilità. Il dovere di solidarietà deve tradursi in azioni concrete perché il migliore antidoto alla paura é nella concretezza delle risposte.
In Italia vi sono esperienze esemplari nel campo dell’accoglienza che vanno moltiplicate. A Trento, grazie alla Comunità di Sant’Egidio assieme al Governo Italiano, ai Corpi Civili di Pace di Operazione Colomba e alla Provincia autonoma e Diocesi di Trento è stato realizzato un corridoio umanitario che ha permesso di trasferire in tutta sicurezza decine di famiglie siriane dai campi profughi al Trentino dove ora sono accompagnate in un percorso di integrazione professionale e civile. Questo esempio di successo va sostenuto e vi invito pertanto ad aderire al progetto di corridoio umanitario.
Anche nel nostro Mezzogiorno vi sono casi di eccellenza del bene.
In Calabria, il Comune di Riace ha adottato un progetto di integrazione dei profughi fondato sulla rivitalizzazione del centro urbano. Decine di rifugiati hanno fatto rivivere il paese attraverso attività artigianali. A Trento come a Riace ancora una volta le amministrazioni locali si confermano all’avanguardia nell’accoglienza dei profughi. Per questo ti chiediamo di impegnarti a mettere in pratica almeno una di queste esperienze una volta eletto sindaco. Di fronte all’importanza di questo momento, i comuni italiani possono e debbono fare la differenza.

Pubblicato da: mattiacivico | 25 maggio 2016

AL HAMDULLILAH – Mostra corridoi umanitari

al hamdulillah.png

VENERDI’ 27 MAGGIO 

ORE 10.00 – INAUGURAZIONE 

PALAZZO THUN – TRENTO

VIA BELENZANI 19

 

Inaugurazione mostra con Gianni Pittella, presidente socialisti e democratici europei
Modera: Diego Andreatta – Vita Trentina
Foto di: Alessio Romenzi – Augusto Goio – Mattia Civico
Video di: Paolo Andreatta – Filmwork
Il 29 febbraio 2016, 93 profughi siriani (24 famiglie) sono partite dal Libano e sono atterrate a Roma grazie al “corridoio umanitario” aperto dall’Italia in risposta all’emergenza migranti. L’iniziativa, si tratta del primo corridoio umanitario in assoluto in Europa, si è resa possibile grazie all’intesa siglata il 15 dicembre 2015 scorso fra il Governo italiano, la Comunità di Sant’Egidio, la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, la Tavola Valdese con la collaborazione dell’associazione Papa Giovanni XXIII e dei corpi civili di Pace dell’Operazione Colomba.
All’interno di questa iniziativa, con un Ordine del giorno proposto dal cons. Mattia Civico e approvato con maggioranza trasversale, il Consiglio provinciale di Trento ha impegnato la Giunta provinciale a sostenere il progetto di apertura del canale umanitario con il Libano al fine di mettere in protezione un gruppo di 7 famiglie siriane (in tutto 29 persone).
Prima di arrivare in Italia, queste famiglie hanno vissuto per quattro anni in un piccolo campo profughi a nord del Libano, nella regione dell’Akkar, a quattro chilometri dal confine siriano.
Si tratta di persone scappate da Homs, una città al di là del confine rasa al suolo dalla guerra. Nel corso del conflitto le case di queste famiglie sono andate distrutte. I 29 siriani accolti in Trentino hanno ottenuto un visto umanitario a territorialità limitata rilasciato dall’ambasciata italiana in Libano.
Oggi queste 7 famiglie sono ospitate presso strutture della Diocesi di Trento a Villa San Nicolò. Lo stabile, prima inutilizzato, è stato ristrutturato e messo a norma a spese dell’Arcidiocesi, ricavandone alloggi autonomi in grado di ospitare al meglio i profughi. L’accoglienza delle 7 famiglie siriane viene gestita d’intesa tra l’Arcidiocesi di Trento e la Provincia autonoma di Trento con modalità di assistenza analoghe a quelle previste per la generalità dei richiedenti protezione internazionale assegnati dallo Stato al Trentino.
La mostra, aperta fino al 15 giugno prossimo, è realizzata grazie alla collaborazione tra Provincia Autonoma di Trento, Diocesi di Trento, Comune di Trento, Operazione Colomba (corpo civile di pace della Papà Giovanni XXIII), Vita Trentina, Demo, Filmwork ed è stata inserita negli appuntamenti del Festival dell’Economia.
Pubblicato da: mattiacivico | 25 maggio 2016

APPROVATA LEGGE SPORT… PER TUTTI

mani colorateIl 7 aprile il Consiglio Provinciale ha approvato la legge sullo sport, frutto dell’unificazione delle proposte di legge mia, di Mellarini, di Civettini e Giuliani.

La mia proposta, che è stata recepita dalla nuova legge, mirava a valorizzare e a promuovere lo sport di cittadinanza, ovvero lo sport per tutti.

La normativa provinciale sulla promozione dello sport era sostanzialmente ferma al 1990. Negli ultimi vent’anni, tuttavia, è andata affermandosi una nuova e più ampia concezione della pratica sportiva, che tende a considerare lo “sport” come diritto dei cittadini, un diritto la cui esigibilità va garantita all’interno di un preciso quadro normativo e dunque sostenuta da conseguenti azioni politiche dell’ente pubblico. In questo contesto, l’attività sportiva promossa e regolata dal CONI e dalle Federazioni sportive è stata negli anni di fondamentale importanza anche per la sua capacità – del tutto chiara in provincia di Trento – di “guidare” una quantità notevole di praticanti agonisti, e di saper tessere una struttura organizzativa composita, frutto com’è di un diffuso volontariato sociale.

Ma il mondo dello sport è cambiato così come la società attorno ad esso. Sono emersi bisogni nuovi, non riconducibili ai canali tradizionali delle singole discipline sportive; si sono affermate pratiche informali, legate a contesti leggeri e poco strutturati, calibrati sui desideri, le abilità, le esigenze del singolo cittadino; è andata maturando la convinzione – oltre che l’evidenza scientifica– che l’attività fisica sia uno dei principali fattori di benessere e di salute per il singolo cittadino e per la comunità. Lo sport è diventato un prisma dentro al quale si riflette l’intera società, ed era dunque urgente e necessario che la riforma della legge provinciale sullo sport la aggiornasse al mutato contesto che intende normare.

Ecco dunque che questa nuova legge riconosce lo sport sia come attività agonistica – sostenendo il ruolo delle Federazioni sportive e delle associazioni affiliate- sia come “diritto di cittadinanza”, pratica volta a migliorare la salute, a creare occasioni di socialità, a promuovere inclusione sociale, valorizzando in questo senso il ruolo di tutti i soggetti – a partire dagli Enti di promozione sportiva seriamente attivi in provincia – che concorrono a offrire, sul territorio e nelle comunità, ampie opportunità di accesso alle attività sportive e ludico-motorie a tutti i cittadini.

Pubblicato da: mattiacivico | 10 maggio 2016

Mozione omofobia: quello che ho imparato

matteo boatoApprovata oggi dal Consiglio Provinciale la mozione per favorire misure di contrasto all’omofobia. Doveva essere legge, è invece mozione, ovvero impegno ad agire concreto e subito. Va bene. Vale la sostanza.
Quattro anni di discussioni, di incontri, di passi fatti insieme a tanti, di ascolto. Quattro anni faticosi, a volte anche dolorosi, quando chi era contrario ha usato argomenti feroci o è sceso sul piano personale o ha distorto il contenuto della proposta. Io in questi anni ho imparato molto.

Ho imparato che dietro ogni etichetta vi sono delle persone con percorsi da rispettare, che la solitudine e il silenzio sono spesso una ferita più profonda dell’insulto, che essere giudicati per l’amore che si sente rende schivi e schiavi, che la pazienza è davvero la virtù dei forti, che farsi carico delle fatiche altrui vuol dire fare fatica insieme e senza sconti.

Ho imparato ad ascoltare di più, anche chi non era d’accordo con me e mi rimangono relazioni intense.

Ho imparato che la paura di ciò che non si conosce può essere sostituita con il coraggio della conoscenza. Ed É molto meglio.

Ho imparato che i diritti non sottraggono nulla a nessuno ma moltiplicano la cittadinanza.

Ho imparato soprattutto molti nomi di persone che non vogliono sentirsi sbagliate per l’amore che sentono. E ho imparato che voglio loro bene anche per questo.

Grazie a tutte e a tutti.

Pubblicato da: mattiacivico | 5 maggio 2016

Omofobia: il ddl diventa mozione

homofobia

In tema di contrasto all’omofobia, abbiamo deciso di cambiare strategia e dunque strumento: non più una norma di legge, ma un atto di indirizzo che impegna la giunta a deliberare linee guida concrete e incisive.

Sono stati anni di dibattito aspro e forte in cui personalmente mi sono speso senza riserve, convinto che la difesa e la promozione dei diritti, il contrasto ad ogni forma di discriminazione siano elementi irrinunciabili di una azione di una coalizione di centrosinistra autonomista. L’ostruzionismo di una parte di opposizione ha indubbiamente avvelenato spesso il dibattito, arrivando a argomenti e momenti di scontro ideologico che hanno confuso ed esasperato il tema, creando più allarmismo che occasioni di comprensione.

La politica ha un dovere supremo: quello di promuovere scelte concrete che vadano nella direzione di un cambiamento virtuoso, di uno sviluppo per la comunità, di maggiore coesione sociale. In tema di diritti fondamentali delle persone e di tutela delle persone più fragili molto più dello strumento vale la sostanza. Un grazie va a chi in questi anni ha contribuito costruttivamente a realizzare un Trentino con più diritti e più coesione. Grazie anche e soprattutto ai promotori del ddl di iniziativa popolati per aver accompagnato e condiviso questa via d’uscita. E poi festa si farà!

Pubblicato da: mattiacivico | 3 maggio 2016

A Bruxelles: non muri, ma corridoi

imageNella giornata odierna ho avuto una fitta serie di incontri istituzionali a Bruxelles, per esprimere la preoccupazione sulla ripresa imminente dei controlli al confine con il Brennero e per condividere alcune iniziative legate all’accoglienza dei profughi in Europa, sulla base dell’esperienza trentina dei corridoi umanitari.
Con il presidente dei socialisti e democratici europei Gianni Pittella abbiamo condiviso la necessita’ di dare un segnale comune tra istituzioni europee e territori dell’Euregio al fine di confermare il valore indissolubile dell’Unione Europea che non può ammettere la creazione di nuovi confini, ma che invece deve rafforzare la solidarieta’ tra stati e territori e dunque adottare nuovi modelli di accoglienza verso chi fugge dai conflitti. Ho potuto raccontare l’esperienza trentina dei corridori umanitari avviati nei mesi scorsi su impulso della Comunita’ di Sant’Egidio e di OperaIone Colomba (corpo civile di pace) e ho chiesto che questa potesse a breve trovare ascolto presso il Parlamento Europeo. Inoltre ho riportato al presidente Pittella la richiesta dei rappresentanti dei profughi siriani in Libano di poter avere ascolto e diritto di parola nelle sedi ove avvengono le trattative di Pace, affinche’ il superamento dei conflitti tenga presente le necessita’ delle popolazioni oltre che dei rappresentantoi delle parti in conflitto. Ci siamo dati appuntameto a breve a Trento.
Con l’eurodeputato austriaco Josef Weidenholzer ho avuto un cordiale colloquio durante il quale mi ha raccontato delle iniziative che sta promuovendo sul tema dell’accoglienza dei migranti e sulla promozione di politiche di risoluzione dei conflitti, in particolare ad Indomeni e in Turchia. Abbiamo condiviso la necessita’ di lavorare in Siria nella direzione di creare zone umanitarie sotto la protezione internazionale (sul modelle delle Comunita’ di Pace colombiane) per permettere a chi puo’ di rimanere nel proprio Paese in condizione di sicurezza. Ho potuto raccontargli l’esperienza dei Corpi Civili di Pace dell’Operazione Colomba e si e’ detto molto interessato ad approfondire il ruolo della comunita’ civile nelle situazioni di conflitto.
Con la parlamentare europea Cécile Kyenge abbiamo discusso dell’urgente necessita’ di rivedere il regolamento di Dublino, come gia’ deliberato dal Consiglio d’Europa, e di lavorare nella prospettiva di adottare sistematicamente i corridoi umanitari come modello alternativo di messa in sicurezza delle persone che fuggono dai conflitti. L’onorevole ha ascoltato con grande attenzione l’esperienza trentina di accoglienza di un gruppo di famiglie siriane arrivate nella nostra Provincia tramite il Corridoio Umanitario e si e’ detta disponibile a fare una visita in breve tempo.

Pubblicato da: mattiacivico | 28 aprile 2016

Psicologia e psicoterapia: legge approvata

equilibriMercoledì 27 aprile il Consiglio Provinciale ha approvato con 20 voti a favore e 9 astensioni il mio disegno di legge “Disciplina del servizio di assistenza e consulenza psicologica”.

Un testo che mira a rafforzare ed estendere i servizi di supporto psicologico e psicoterapico, anche mediante il convenzionamento con realtà private, accreditate e convenzionate e sempre sotto la regia del sistema pubblico.

 

Qui di seguito la traccia del mio intervento in aula:

La salute di ognuno di noi, la salute di ogni cittadino, non dipende soltanto dalla qualità delle prestazioni sanitarie che vengono erogate: la salute non dipende soltanto dalla sanità.

Il benessere delle persone è determinato in larga misura dagli stili di vita, dalla qualità delle relazioni, dalla capacità che le persone hanno di vivere ed assorbire piccoli e grandi conflitti quotidiani, dalla capacità di stare dentro una dimensione relazionale che offre anche momenti di fatica e difficoltà. Penso alle diverse stagioni della vita, ognuna con le proprie “crisi della crescita”.

Penso per esempio ai nostri adolescenti, che hanno molte domande e in questo momento tantissime risposte, spesso confuse e contraddittorie.

Penso a quei padri e a quelle madri di famiglia, a quelle lavoratrici e a quei lavoratori, che si trovano in una situazione di rischio per il proprio posto di lavoro o addirittura di averlo perso, in un tempo in cui non è chiaro quando potranno riprendere la propria attività, con tutti i problemi che connessi.

Penso al tema delle dipendenze, che sul nostro territorio è un tema complicato, presente, non solo nelle valli ma anche nei centri urbani.

C’è il tema del rapporto tra i generi, tra persone di sesso diverso, e c’è il problema, appunto, di relazioni che si stanno facendo sempre più complicate.

Investire sul benessere delle persone vuol dunque dire tenere conto anche di queste dimensioni.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ci ricorda proprio questo: determinanti della salute sono certamente la qualità dei servizi e delle prestazioni sanitarie, ma in larga misura sono la qualità delle relazioni, le risorse anche personali che uno è in grado di mettere in campo nella situazione di complessità, la capacità di una comunità di farsi carico delle fragilità

A volte basta poco: un piccolo sostegno, un intervento di orientamento, il segnale di una vicinanza. Azioni che si concretizzano non solo attraverso interventi professionali mirati, ma anche e soprattutto attraverso l’attivazione di processi di comunità, che possano far sentire le persone meno sole, con risorse accanto, in grado di sostenere nei momenti di fragilità.

A volte, però, c’è proprio bisogno di un supporto specifico, professionale competente, perché l’errore che non dobbiamo fare è quello di iscrivere il tema della sofferenza psichica e psicologica nel tema delle cose risolvibili con il solo buon senso e soltanto con le buone relazioni.

E’ la stessa Organizzazione mondiale della sanità che riconosce psicologia e psicoterapia come discipline importanti ed è chiaro a tutti che psicologia e psicoterapia fanno parte del nostro sistema sanitario, al pari delle altre discipline; è evidente che per affrontare sofferenze particolarmente acute, magari temporanee, per affrontare situazioni che sono, invece, perduranti e che quindi si sono fatte non dico croniche, ma persistenti è necessario l’intervento specialistico. Il cambiamento è possibile se ci sono le risorse e se le queste possono essere attivate e sostenute anche da una comunità e anche dall’intervento di professionisti.

Il pubblico fa tanto, fa molto, è giusto quello che è stato detto anche in Commissione, ricordando il ruolo del servizio pubblico, dell’unità operativa di psicologia, ma penso anche al grande lavoro che fanno la psichiatria e la neuropsichiatria  infantile: possiamo andare orgogliosi della nostra sanità provinciale. Dall’altro parte io penso che accanto al sistema pubblico ci voglia oggi una nuova alleanza, un patto di sistema tra pubblico e privato. Senza che mettiamo in discussione il dovere pubblico della presa in carico e della regia nell’erogazione dei servizi.

Questa è la domanda domanda di fondo a cui ho cercato di trovare una risposta con questo ddl: può il privato svolgere funzione pubblica? può il privato chiedere e ottenere, a determinate condizioni, di poter mettere a servizio le proprie competenze per svolgere in sinergia, sotto la regia clinica del pubblico, un servizio pubblico? Io penso di sì.

Io penso che, rispetto ad alcune sfide fondamentali, nessuno debba sottrarsi  alle proprie responsabilità. Penso che liberi professionisti, studi associati, realtà di terzo settore, realtà che hanno specifiche caratteristiche definite puntualmente nel sistema di accreditamento e convenzionamento, debbano essere chiamati ad una alleanza di sistema al fine di offrire una rete di supporto più forte e puntuale a tutti i cittadini che, nessuno escluso, possono incontrare momenti di particolare fatica.

Penso sia un diritto fondamentale delle persone poter trovare una risposta organizzata, sistematica, sistemica, da parte di un pubblico che si allea anche con realtà del privato per rispondere a questi bisogni, che a volte sono nuovi, che presentano nuove forme, rispetto alle quali forse è più facile che il privato, con la sua flessibilità, organizzi una risposta coerente con i mutamenti e puntuale anche nei tempi di risposta.

Permettetemi di concludere questa relazione introduttiva al disegno di legge con alcuni ringraziamenti. Inizio con il ringraziare tutti quei professionisti, pubblici e privati, che svolgono con passione, con coscienza, il proprio lavoro, sapendo lavorare in rete, mettendo a disposizione le proprie competenze per rispondere fino in fondo ad una responsabilità che tutti abbiamo: quella di offrire contesti di sicurezza e di benessere ai nostri cittadini, anche dal punto di vista del benessere psicologico.

Il secondo ringraziamento va a chi ha condiviso con me questo disegno di legge, ai firmatari, ma anche ai lavori fatti in commissione, che hanno visto alcune convergenze, alcune attenzioni comuni. Mi fa piacere non tanto perché è il mio-nostro disegno di legge, ma perché, al di là delle polemiche che possono esserci qui, in quest’Aula, quando poi andiamo a toccare elementi che riguardano il benessere specifico dei nostri cittadini, capiamo che ci sono degli obiettivi superiori alle nostre stesse polemiche interne e di questo va dato atto e ringrazio.

Grazie anche all’assessore Zeni e alla Giunta che ha compreso l’importanza di questo disegno di legge ed ha quindi dato disponibilità ad una sua graduale ma tempestiva attuazione.

Grazie ai soggetti auditi in commissione, perché il contributo che hanno dato ha stimolato davvero una riflessione: se ora il testo è diverso da quello inizialmente depositato è principalmente grazie a delle sollecitazioni chiare, garbate ma incisive, che sono pervenute.

Infine, non posso dimenticare una persona, in particolare. Lo voglio ricordare a un anno dalla scomparsa: è una persona che ha particolarmente contribuito alla stesura di questo testo, un direttore di unità operativa di psicologia, scomparso il 4 aprile dell’anno scorso. Al dottor Francesco Reitano dedico lo sforzo che sta dietro questo disegno di legge, ricordandolo per la sua passione professionale e umana.

 

Qui di seguito il testo approvato in Commissione e approvato anche in Consiglio (due piccoli emendamenti non di sostanza)

Pubblicato da: mattiacivico | 14 aprile 2016

DEMO 03 – San Cristoforo

prima pagina

Dedico il terzo numero di Demo a San Cristoforo: ovvero a quelli che si mettono sulle spalle le fragilità e attraversano i fiumi di oggi. Racconto così l’esperienza del  primo corridoio umanitario, che passa anche per Trento e il Trentino. (clicca sull’immagine per leggere pdf on line)

 

C’è una bella immagine riportata nel libro “il viaggiatore leggero”. E’ la lettera a San Cristoforo che Alex Langer scrisse nel 1990. San Cristoforo: un omone grande e grosso porta sulle proprie spalle un piccolo bambino e lo aiuta ad attraversa un fiume.

Langer scrive così:

“Perché mi rivolgo a te? Perché penso che oggi in molti siamo in una situazione simile alla tua e che la traversata che ci sta davanti richieda forze impari, non diversamente da come a te doveva sembrare il tuo compito in quella notte, tanto da dubitare di farcela. E che la tua avventura possa essere una parabola di quella che sta dinnanzi a noi”.

Altra immagine: profughi in fuga dalla guerra cercano di trovare salvezza in Europa, attraversano reti di filo spinato, muoiono sulle nostre spiagge;

bambini consolano i propri padri, neonati venuti al mondo nel fango; corpi inermi galleggiano e poi sprofondano nel grande “nostro mare”. Una famiglia al riparo sotto la pioggia ricorda quella Sacra di duemila anni fa.

Nello stesso istante vediamo le frontiere esterne ed interne dell’Europa farsi più fitte, i controlli sempre più rigidi e la logica dei numeri sempre più presente ed invadente.

Ci assale forse il senso di impotenza. Il rischio della retorica, del gioco delle parti, è quasi inevitabile. Nell’immobilità.

Chi si mette sulle spalle il destino dei più fragili? Chi li aiuta ad oltrepassare le correnti dell’indifferenza e della paura?

Racconto in questo numero di Demo come è nato il progetto del primo “corridoio umanitario” in Europa nato dal basso, su iniziativa della Comunità di Sant’Egidio, della Federazione delle Chiese Evangeliche e del Tavolo Valdese, con la collaborazione dell’Operazione Colomba, della Diocesi e della Provincia di Trento.

Questa è una storia da raccontare, perché ve ne possano essere tante altre di simili. Perché se vogliamo, abbiamo alternative al traffico di uomini e alle tragedie del Mediterraneo.

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