Pubblicato da: mattiacivico | 6 Mag 2019

La scelta di accogliere

Il Consiglio Generale dell’Agesci, riunito a Bracciano, ha approvato all’unanimità il 27 aprile 2019 il documento “La scelta di accogliere”.

Il frutto di un bel lavoro, fatto in tanti (350 i capi rappresentanti di tutte le Regioni), che ha fatto sintesi di quatto giorno di pensieri, ascolto, testimonianze, preghiera. Per essere fedeli anche oggi alla Promessa che ci impegna a: “ fare del mio meglio …. per aiutare gli altri in ogni circostanza”.

Secondo me va letto, meditato…. e soprattutto agito.
Buona strada, sulla strada.

 

Foto di Claudio Milone

la scelta di accogliere

mattia e marica la scelta di accogliere

 

 

 

 

 

 

 

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Pubblicato da: mattiacivico | 15 dicembre 2018

#PRIMALITALIANO

Su iniziativa dell’associazione DEMO (www.demotrento.com) una buona idea per i regali di Natale…… e se clicchi sull’immagine puoi vedere un bel video che spiega bene come senza conoscenza della lingua possano nascere dei pericolosi malintesi…..

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Pubblicato da: mattiacivico | 10 dicembre 2018

Diritti e doveri: Maratona 2018

Ho partecipato alla maratona di lettura in occasione del 70mo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

Ho letto il discorso di insediamento che Nelson Mandela ha pronunciato a Pretoria il 10 maggio 1994. Il suo “never, never, and never agami” mi sembra attualissimo.A52975D6-D57A-4A8E-93B0-EEEA7886DCFA.jpeg

Vostre maestà, vostre altezze reali, illustri ospiti, compagni e amici,
oggi, con la nostra presenza qui e con i festeggiamenti in altre parti del paese e del mondo, tutti noi conferiamo onore e speranza alla libertà appena nata.
Dall’ esperienza di una terribile catastrofe umana, che troppo a lungo si è protratta, deve nascere una società di cui l’umanità intera sarà fiera.
Le nostre azioni quotidiane di comuni cittadini devono dare vita a un’autentica realtà sudafricana che rafforzerà la fede dell’uomo nella giustizia, consoliderà la sua fiducia nella nobiltà dell’animo umano e sosterrà la speranza di un’esistenza meravigliosa per tutti noi.
Tutto questo lo dobbiamo tanto a noi stessi quanto ai popoli del mondo che oggi sono qui così ben rappresentati.
Ai miei compatrioti posso dire senza timore di sbagliare che ciascuno di noi è intimamente legato alla terra di questo bel paese quanto lo sono i famosi alberi di jacaranda di Pretoria e le mimose del Bushveld
Ogni volta che uno di noi tocca questa terra, avverte un senso di personale rinnovamento. L’umore dell’intera nazione cambia con l’alternarsi delle stagioni.
Una sensazione di gioia e di euforia ci pervade quando l’erba diventa verde e i fiori sbocciano.
Questa comunione spirituale e fisic
a che tutti noi avvertiamo con la nostra madrepatria spiega il profondo dolore che gravava sui nostri cuori nel vedere il paese lacerato da un terribile conflitto, nel saperlo disprezzato, messo al bando ed emarginato dai popoli del mondo, e questo perché era diventato il fondamento universale dell’ideologia e della pratica perniciose del razzismo e dell’ oppressione razziale.
Noi, popolo del Sudafrica, che fino a poco fa vivevamo nell’illegalità, siamo felici di essere stati riaccolti in seno all’umanità e di avere oggi il raro privilegio di ospitare sul nostro suolo le nazioni del mondo.
Ringraziamo i nostri illustri ospiti internazionali che sono venuti a condividere con il popolo di questo paese quella che in fin dei conti è una vittoria di tutti, per la giustizi
a, la pace e la dignità umana.
Confidiamo nel fatto che continuerete a sostenerci nell’affrontare la sfida di costruire una società fondata sulla pace, sulla prosperità, sul rifiuto della discriminazione sessuale e razziale, e sulla democrazia.
Apprezziamo molto il contributo che la nostra gente, i leader politici democratici, religiosi, delle donne, dei giovani e del mondo dell’impresa, i capi tradizionali e altre personalità hanno dato per giungere a questo risultato. Non ultimo tra loro è il mio secondo vicepresidente, l’onorevole F.W. de Klerk.
Vorremmo inoltre rendere omaggio ai membri di ogni grado delle nostre forze di sicurezza per il ruolo fondamentale che hanno svolto nel proteggere le, nostre prime elezioni democratiche e la transizione verso la democrazia da quelle forze sanguinarie che ancora si rifiutano di comprendere.
È giunta l’ora di guarire le ferite.
È arrivato il momento di colmare l’abisso che ci divide. È tempo di costruire.
Ora che abbiamo finalmente raggiunto l’emancipazione politica, ci impegniamo ad affrancare il nostro popolo dalla schiavitù ancora in essere della miseria, della privazione, della sofferenza, della discriminazione sessuale e di ogni altro genere.
Siamo riusciti a muovere gli ultimi passi verso la libertà in una condizione di relativa pace. Ora ci dedicheremo a instaurare una pace completa, equa e duratura.
Gli sforzi che abbiamo compiuto per infondere speranza nei cuori di milioni di persone sono stati premiati. Il nostro impegno formale è adesso quello di costruire una società in cui tutti i sudafricani, neri e bianchi, potranno camminare a testa alta, senza la paura nel cuore, certi del loro inalienabile diritto alla dignità umana – una nazione arcobaleno in pace con se stessa e con il mondo.
A dimostrazione del proprio impegno per il rinnovamento del paese, il nuovo governo di unità nazionale ad interim tratterà con la massima urgenza la questione dell’amnistia per diverse categorie di nostri concittadini che stanno attualmente scontando una pena detentiva.
Dedichiamo questo giorno a tutti gli eroi e le eroine di questo paese e del resto del mondo che si sono sacrificati in tanti modi e che hanno dato la propria vita perché noi potessimo essere liberi.
Il loro sogno è diventato realtà. La loro ricompensa è la libertà.
È con u
miltà ed entusiasmo che ricevo l‘onore e il privilegio che voi, popolo del Sudafrica, mi conferite di guidare il nostro paese fuori da questa valle oscura, in qualità di primo presidente di un Sudafrica unito, democratico e libero da discriminazioni razziali e sessuali.
Ci rendiamo conto tuttavia che non esiste una strada facile per la libertà.
Sappiamo bene che nessuno di noi può farcela da solo.
Per questo dobbiamo agire insieme, come un popolo unito, per riconciliare il paese, per costruire la nostra nazione, per dare vita a un nuovo mondo.
Che ci sia giustizia per tutti. Che ci sia pace per tutti.
Che ci sia lavoro, pane, acqua e sale per tutti.
Che tutti sappiano che il corpo, la mente e l’animo di ogni uomo sono ora liberi di cercare la propria realizzazione.
Mai
, Mai e poi Mai dovrà accadere che questa splendida terra conosca di nuovo l’oppressione dell’uomo sull’uomo e patisca l’indegnità di essere la vergogna del mondo.
Che il sole non tramonti mai su questa
gloriosa conquista dell’umanità.
Che regni la libertà. Dio benedica l’Africa.

Pubblicato da: mattiacivico | 7 novembre 2018

Decreto (in)sicurezza: appello ai parlamentari

Appello ai parlamentari: conversione in legge del Decreto-Legge 4 ottobre 2018, n.113

Il Decreto-Legge 4 ottobre 2018, n.113, di cui è in corso la conversione in legge introduce nella sua prima parte radicali cambiamenti nella disciplina dell’asilo, dell’immigrazione e della cittadinanza, alcuni dei quali sono stati aggiunti mediante emendamenti che induriscono ulteriormente un’iniziativa legislativa già molto aspra.

In via preliminare osserviamo come il passaggio dalla figura del permesso di soggiorno per motivi umanitari (pensato nella previgente disciplina come clausola generale) ad un ristretto numero di permessi di soggiorno per “casi speciali” necessiterebbe di alcune misure aggiuntive rispetto alle previsioni del decreto-legge, che siano idonee a rendere tale passaggio meno traumatico.

Alla data odierna, infatti, circa 140.000 persone titolari di un permesso di soggiorno per motivi umanitari rischiano di cadere o di ricadere in una condizione di irregolarità del soggiorno che li esporrà al rischio di povertà estrema, di marginalità e di devianza.

Riguardo alla nuova disciplina dei permessi di soggiorno per casi speciali, esprimiamo preoccupazione per il fatto che tali permessi di soggiorno sono configurati come autorizzazioni estremamente precarie, quasi sempre non rinnovabili e non convertibili, ad esempio, in un permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Questo significa che successivamente al primo anno di applicazione della nuova disciplina, molti tra coloro che oggi stanno per prendere un permesso di soggiorno lo perderanno, diventando irregolari.

Si va dunque generando, in nome della sicurezza, un inasprimento della disciplina del soggiorno che aumenterà la propensione all’illegalità e renderà più fragile la coesione sociale anche per le famiglie italiane, mentre per le imprese diverrà più difficile reperire legalmente mano d’opera giovane e motivata, ad esclusivo vantaggio dei pochi imprenditori disonesti e della criminalità organizzata.

Siamo invece convinti che non possa esservi davvero sicurezza senza la consapevolezza che, di fronte all’assenza di adeguati flussi di ingresso regolare e ad un drastico calo degli sbarchi sulle nostre coste, occorre favorire al massimo l’integrazione e non avventurarsi in norme che rischiano di allargare l’irregolarità.

I firmatari guardano dunque con grande preoccupazione allo smarrimento del senso di equilibrio e di moderazione nelle politiche sull’immigrazione, sostituito dal compiacimento per gesti e segnali di durezza che tuttavia,  producendo sofferenza, non risolvono i problemi ma li acuiscono.

In particolare, vediamo come molte più risorse verranno spese per la detenzione amministrativa degli stranieri in condizione di irregolarità sino a 180 giorni e forse anche più, in luogo del termine massimo di 90 giorni vigente sino ad oggi. Ciò accade, peraltro, senza avere acquisito l’autorevolezza necessaria per ottenere dai governi dei paesi di origine accordi di rimpatrio ad un tempo efficaci e rispettosi dei diritti umani fondamentali.

Nel contempo, purtroppo, le politiche di promozione dell’integrazione vengono sottovalutate, sottraendo loro l’intelligenza politica e gli investimenti che sarebbero necessari.

La stessa protezione internazionale viene mortificata mediante la predisposizione di procedure che paiono avere l’unico obiettivo della celerità, senza garantire un ascolto adeguato, senza alcuna certezza di un giusto procedimento ed in diversi casi senza nemmeno consentire l’ingresso e l’ospitalità del richiedente asilo sul territorio nazionale.

Conoscendo la situazione delle carceri italiani e le finalità cui esse dovrebbero essere ordinate, assistiamo con viva preoccupazione all’aumento delle pene detentive motivate solo dalla irregolarità del soggiorno per coloro che sono stati respinti o espulsi.

Infine ci preoccupa la grave involuzione di civiltà giuridica esercitata riguardo alle procedure per l’acquisto della cittadinanza.

In un Paese che ha fatto della trasparenza e della regolamentazione dei tempi procedimentali (determinati ordinariamente in un massimo di 90 giorni)  i suoi due basilari obiettivi di riforma della pubblica amministrazione, si colora di toni fortemente discriminatori la decisione di determinare in ben 48 mesi il termine procedimentale per la definizione delle domande di acquisto della cittadinanza da parte di persone residenti in Italia già da molti anni.

Le esigenze di onestà, trasparenza e buon andamento della pubblica amministrazione vengono così umiliate dall’eliminazione dell’obbligo a rispondere con un minimo di sollecitudine ad una domanda che dovrebbe ritenersi di grande importanza sia per il richiedente sia per la grande comunità dei cittadini.

Ci rivolgiamo dunque ai Senatori della Repubblica perché si adoperino, in queste ultime e brevi ore di dibattito parlamentare, a migliorare le norme sottoposte al loro scrutinio.

Per il bene del Paese e la sicurezza di tutti non conviene aumentare l’irregolarità ma rafforzare i percorsi di integrazione.

 

Comunità di Sant’Egidio, ACLI, Centro Astalli, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Casa della Carità di Milano, Caritas Italiana, FCEI (Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia), Tavola Valdese, Fondazione Migrantes, ASCS (Agenzia Scalabriniana Cooperazione allo Sviluppo

Pubblicato da: mattiacivico | 11 ottobre 2018

verso il 21 ottobre – di Mattia Civico e Donata Borgonovo Re

21 ottobre immagineIl 21 ottobre si avvicina e dunque fra poco sceglieremo con il voto chi governerà la nostra Autonomia per i prossimi cinque anni.

Con il nostro voto indicheremo una coalizione, un partito e due preferenze (diverse per genere). La nostra scelta sarà questa: Giorgio Tonini, Partito Democratico, Sara Ferrari. Una seconda preferenza maschile la riserveremo a qualcuno dei più giovani, nella speranza che un pezzo di futuro lo si possa costruire insieme a loro.

A questa conclusione siamo giunti seguendo un ragionamento che se avete pazienza volentieri condividiamo.

Il rischio che la mano passi al centro destra a traino leghista è reale più che mai. Questo in forza di una tendenza nazionale, europea ed internazionale. Ma non solo. Se oggi il centrosinistra-autonomista non esiste più e si presenta frammentato all’appuntamento elettorale è per un motivo molto semplice: questi ultimi anni sono stati anni di buona amministrazione, ma di debolezza politica. La coalizione e i partiti al loro interno hanno passato i giorni a farsi le scarpe invece che a rafforzare i luoghi della condivisione e della costruzione comune. Come se (scuserete la metafora bellica) la sera prima della battaglia i commilitoni si facessero fuori a vicenda. Se siamo deboli è anche perché ci siamo indeboliti. Alcuni rapidi esempi: gli incontri di maggioranza politica e consiliare convocati in questa legislatura si contano sulle dita di una mano, gli avvicendamenti in giunta sono stati a dir poco “politicamente scorretti” sotto ogni profilo, le norme approvate in Consiglio e non attuate dalla Giunta sono molteplici: solo per fare alcuni esempi citiamo la norma sulle eccedenze alimentari (settembre 2017 senza regolamento), sull’assistenza psicologica e psicoterapica (maggio 2016 senza regolamento). Ma l’elenco potrebbe essere ancora più lungo. La condivisione in merito al percorso di individuazione delle nomine semplicemente solipsistico (nel senso di orientato all’affermazione personale). Dopo il 4 dicembre 2017 (sconfitta referendaria) e dopo il 4 marzo 2018 (sconfitta elezioni nazionali) nessuna seria analisi sul profondo disagio che abita nel nostro elettorato e nella nostra comunità. Umiliazione delle proposte di iniziativa popolare.

Non ci dilunghiamo per amor di patria: solo per accennare al fatto che se oggi siamo in questa situazione non è solo per meriti altrui o per condizioni politiche extraprovinciali. Costa un po’ dirlo, ma va detto. Questo spiega a nostro parere il fatto che l’attuale centrosinistra autonomista si presenti diviso e di fatto non esista più. Una grave responsabilità.

Il quadro politico è dunque piuttosto misero complessivamente e lo si evince ancor più chiaramente dall’assenza di programmi degni di questo nome. Invitiamo a leggervi i programmi degli 11 candidati presidenti e, salvo alcune eccezioni, converrete che si ha l’impressione di leggere dichiarazioni di intenti vaghe e contradditorie. Questo si spiega con il fatto che prima della scadenza del deposito delle candidature ogni energia è stata spesa nell’affermazione dei singoli e non nella costruzione dei programmi. Come spesso si dice ha prevalso dappertutto l’IO sul NOI.

Neppure il centrodestra è messo meglio: volano gli stracci, si parlano per carta bollate, si accusano di voto di scambio, le liste sono state fatte sulla base di veti incrociati. I programmi sono ridotti a slogan: chiudiamo qui, chiudiamo là…. come se per esempio chiudere il Cinformi fosse fare un favore ai Trentini. Come se aumentare l’incertezza aumentasse la sicurezza. Una visione per nulla condivisibile.

Tant’è.

Spenderemo ogni energia disponibile da qui al 21 ottobre per evitare la vittoria del centro destra leghista. Perché ci spaventa l’uso strumentale che viene fatto delle insicurezze e delle paure delle persone, perché riteniamo che governare sia assumersi una responsabilità verso tutti e non solo per quelli che hanno il dna simile al proprio, perché pensiamo che la politica abbia una importante funzione di promozione della cittadinanza, nelle sue componenti più costruttive e solidaristiche. Ricordiamo cosa diceva Nelson Mandela ai suoi che lo contestavano di fronte all’idea di includere neri e bianchi nella squadra di rugby nazionale: “You say I’m a leader: let me lead you!” – Voi dite che sono il vostro leader: lasciatemi guidarvi! Si: la politica deve guidare, indicare una direzione e convincere la propria comunità ad incamminarsi verso quei traguardi. Non è seguire la pancia, ma alimentare il cuore, l’intelligenza, la visione del futuro. Non è sguardo indietro, ma in avanti.

Quindi senza alcun dubbio voteremo Giorgio Tonini, in quanto persona preparata dal punto di vista amministrativo e politico, certamente in grado di una visione lunga, e – speriamo – di rigenerare il centro sinistra recuperando tutte quelle energie che si sono disperse e umiliate in questi anni. Riteniamo che la coalizione che lo sostiene sia l’unica in grado di contendere la guida della Provincia a Fughini (Fugatti o Salvini?).

Una coalizione per i nostri gusti un po’ striminzita: avremmo desiderato (e fino all’ultimo giorno ci abbiamo provato) una coalizione più ampia e larga: con i civici e con il PATT, ma certamente anche con chi oggi si colloca alla nostra sinistra.

Antonella Valer purtroppo si è collocata al di fuori della coalizione in cui ci riconosciamo. Apprezziamo e condividiamo molte sue posizioni ed è evidente che alcune sue battaglie sono state e sono le nostre, ma il rischio che la sua collocazione finisca per avvantaggiare la Lega di Fugatti ci pare evidente.

Non voteremo neppure Ugo Rossi pur vedendo nella sua lista persone che conosciamo bene (come Maurizio Cadonna) e che abbiamo imparato a conoscere e con cui ci siamo confrontati molto (come Walter Viola).

All’interno della coalizione che sostiene Giorgio Tonini vi sono molte candidate e candidati di valore: c’è davvero per noi l’imbarazzo della scelta.

La novità di Futura, seppur contenga qualche spruzzata eccessivamente retrò per i nostri gusti (non ce ne vogliano: i gusti son gusti….), candida alcune persone che stimiamo e conosciamo: Paolo Ghezzi a cui va tutta la nostra stima per essersi buttato in questo complesso scenario e di aver messo a disposizione la sua persona in un ruolo tutt’altro che semplice. E che immaginiamo abbia anche i suoi costi personali. Piergiorgio Cattani, amico di vecchia data e tra molto altro anche direttore responsabile della rivista “Demo”, Andrea Bortolotti, appassionato insegnante delle scuole professionali con cui abbiamo condiviso molti sogni sull’inclusione scolastica e sulla scuola di seconda opportunità. Ma anche Chiara Serbini, Paolo Zanella, Antonia Banal, Simonetta Bungaro.

La lista del PD vede la presenza di cinque uscenti e una nutrita pattuglia di giovani. In questi mesi abbiamo potuto conoscere la competenza e l’entusiasmo di Luca Filosi, di Arianna Miorandi, di Alessandro Fedrigotti, di Elisa Viliotti, di Silvia Franceschini. Conosciamo e stimiamo la coerenza e l’impegno di Giacomo Pasquazzo, la competenza e l’equilibrio di Mariagrazia Zorzi e Lorenzo Modanese. Condividiamo valori e passioni con Paolo Cova e abbiamo sentimenti di amicizia e stima per Stefano Bosetti e Lucia Gatti. Pensiamo che tutte queste persone siano il presente e il futuro del PD, almeno come ce lo immaginiamo e come spesso lo avremmo desiderato.

Tra gli uscenti non abbiamo dubbi: scegliamo di sostenere la collega meno conflittuale, più coraggiosa nello scegliere il cambiamento e più aperta al confronto e al dialogo. Perché pensiamo che troppo spesso al nostro interno siano prevalse ambizioni personali, che vi sia stata da parte di molti una sostanziale indisponibilità al lavoro comune, che vi sia stato in alcuni casi un esercizio del potere nelle forme e nei modi che personalmente non condividiamo. Abbiamo molto apprezzato quindi la capacità di ascolto, di “tenere insieme”, la sostanziale a-conflittualità di Sara Ferrari. Sulle sue competenze si è mossa a nostro avviso complessivamente bene, in un quadro tutt’altro che semplice, molto spesso lasciata sola a subire i bullismi dei potenti di turno.

Il 21 ottobre con il nostro voto indicheremo una coalizione, un partito e due preferenze (diverse per genere). La nostra scelta dunque sarà questa: Giorgio Tonini, Partito Democratico, Sara Ferrari. Una seconda preferenza maschile la riserveremo a qualcuno dei più giovani nella speranza di poter costruire con loro una politica migliore, energicamente aperta ad un futuro da costruire insieme.

Se ci avete letto fin qui vi ringraziamo: comunque la pensiate, buon voto con la testa, il cuore rivolti al futuro della nostra Comunità.

Mattia Civico – Donata Borgonovo Re

Pubblicato da: mattiacivico | 17 settembre 2018

Le “pagelle” di fine legislatura….

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Pubblicato da: mattiacivico | 24 agosto 2018

Raduan: dalla Siria a Trento con i #corridoiumanitari #alhamdulillah

Oggi “Il Trentino” dedica una bella pagina alla storia di Raduan, arrivato dalla Siria dopo un lungo periodo nei campi profughi del Libano.  La prima volta l’ho incontrato con i volontari di Operazione Colomba in un campo vicino a Tripoli: era arrivato da Homs steso in una coperta, d’inverno, portato dai suoi genitori e dai nonni a piedi attraverso le strade di montagna fra la Siria e il Libano. I suoi occhi profondi mi hanno subito catturato e il suo sguardo mi è rimasto impresso per molto tempo. Ricordo che le prime parole che mi ha detto quando sono arrivato nel posto in cui viveva sono state “Benvenuto”. E poi si è messo a contare in italiano da 1 a 10.

Per anni non ha avuto assistenza medica e ha convissuto con il dolore. Oggi grazie ai Corridoi Umanitari (basati su un accordo tra Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche, Tavola Valdese e Governo italiano) e grazie alla Provincia di Trento (inizialmente con Villa S. Ignazio, ora accolto da Centro Astalli) Raduan può accedere alle cure di Pediatria, Ortopedia Pediatrica e delle Cure Palliative. Ma soprattutto da settembre potrà andare a scuola.

Ci sono incontri e percorsi che in questi anni hanno certamente dato senso al mio impegno politico, che mi hanno sostenuto nel cercare di fare del mio meglio, nei luoghi e nei modi possibili. Quello con Raduan e la sua famiglia è certamente uno di questi. Alhamdulillah!

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Raduan - Astalli

 

 

 

Pubblicato da: mattiacivico | 1 agosto 2018

L’Aula è sovrana: si voti il ddl sulla democrazia diretta

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I giornali locali hanno riportato la mia posizione sul ddl di iniziativa popolare per la democrazia diretta che, a quanto pare, non sarà calendarizzaro.  Qui di seguito la lettera integrale che ho mandato a Presidente e capigruppo.

 

Gentile Presidente Dorigatti,
Gentili colleghi capigruppo,

qualche giorno fa, come presidente della prima commissione, ho presentato la relazione di maggioranza che dovrebbe accompagnare il testo di legge di iniziativa popolare sulla democrazia diretta in Consiglio.

Sono a conoscenza e consapevole del fatto che la capigruppo ha già deciso che tale disegno di legge non sarà calendarizzato, ma mi preme comunque accompagnare la relazione con due considerazioni più di ordine politico.

Il disegno di legge, già presentato nella scorsa legislatura, ha avuto il sostegno e la spinta di molti cittadini, che si attendono coinvolgimento e protagonismo nelle scelte della politica. In una stagione come questa, dare un segnale di definitiva chiusura (il testo decadrà a fine legislatura e dunque e se così sarà definitivamente accantonato) non mi pare né utile né saggio. Per nessuno.

Per molti mesi in commissione abbiamo lavorato con il comitato proponente per arrivare ad una mediazione e devo a tal proposito sottolineare l’approccio costruttivo e responsabile sia dei consiglieri sia del comitato proponente.

La commissione ha recentemente concluso i propri lavori riconsegnando ai capigruppo un testo fortemente ridimensionato ma che ha il suo centro nella ridefinizione del quorum referendario, nell’intenzione di inserire nel nostro ordinamento uno strumento volto al massimo coinvolgimento dei cittadini nelle consultazioni referendarie (è evidente che l’attuale quorum disincentiva la partecipazione ed è altrettanto palese che un quorum più basso o zero-come nel caso del referendum costituzionale- può sostenere efficacemente la motivazione al voto dei cittadini).

L’aula è sovrana e quella uscita dalla commissione non è certo una proposta “blindata“.

Credo sarebbe un segnale positivo se la conferenza dei capigruppo riconsiderasse la propria decisione, verificando la possibilità di ulteriore condivisione, consegnando all’aula la responsabilità di decidere.

In caso contrario dovremmo tutti prendere atto che questa legislatura si chiude purtroppo con elementi di insufficiente attenzione nei confronti delle iniziative popolari.

Cons. Mattia Civico

Pubblicato da: mattiacivico | 13 giugno 2018

Caffé o birretta?

Questo è un invito a bere un caffè o una birretta.IMG_2047

Ieri sono stato alla manifestazione davanti al commissariato del Governo di Trento per protestare contro la minaccia di Salvini di chiudere i porti e per manifestare solidarietà a quei 629 sospesi nel limbo della nostra indifferenza. Sono uscito da quell’incontro con una buona dose di speranza ma anche con due amare considerazioni: siamo sempre di meno, siamo sempre più divisi. Siamo sempre di meno, perché la cultura dell’accoglienza e della solidarietà, dell’aiuto reciproco, il senso di umanità, sono in questo Paese (anche qui da noi?) passati in minoranza. Rimango sempre più spesso sorpreso dai dialoghi con persone che pensavo avere opinioni e sensibilità vicine alle mie che in questo ultimo periodo hanno invece sposato le tesi della chiusura, con espressioni di insofferenza se non di disprezzo verso immigrati, omosessuali, rom, chiunque sia minimamente diverso da un noi sempre più ristretto. E sempre più spesso chi esprime la necessità di rimanere aperti all’accoglienza e all’incontro viene sommerso di insulti e di violenza verbale, cardinal Ravasi o monsignor Zuppi compresi.

Sempre di meno ma anche sempre più divisi, perché (anche ieri) troppo spesso le nostre energie sembrano a volte orientate a porre distinguo, ad attribuire colpe, a dire chi aveva o meno diritto di parola. Nella ricerca di disegnare un confine rassicurante entro i quali i “senza macchia” possono esprimere giudizi e impartire lezioni. Salvo spesso farlo dal divano di casa propria. Invece il mondo del fare è pieno di contraddizioni, si sbaglia, si prova….

Allora, cosa possiamo fare? Due proposte.

Innanzitutto cercare e affrontare il dialogo con chi ha posizioni di chiusura e di rifiuto dell’accoglienza. E farlo non tanto sui social, ma nella realtà. Berci un caffè, una birretta, ascoltarci. Scoprendo che la verità non sta da nessuna parte, ma che c’è la vita, l’umanità, la dignità da salvare. La “loro”, la “nostra”. Coltivare sinceramente l’interesse per l’opinione altrui, senza giudicarla e liquidarla con etichette di razzismo o fascismo. Seconda cosa che possiamo fare é “fare”. Uscire e far uscire di casa e dalla dialettica dello scontro, coinvolgere le persone nel conoscere e nel fare. Molta della rabbia e del rifiuto verso i migranti poggia sull’idea che sono numeri e sulla difficoltà nel riconoscerne l’umanità. 629 é un numero. Ma anche 65 milioni (il numero dei rifugiati nel mondo) é un numero. Bisogna fare lo sforzo di conoscerli, di impararne i nomi, di vederne i volti, di ascoltarne le storie. E per farlo dobbiamo recuperare la capacità di mobilitare, di fare insieme.

Alla complessità di questo momento risponderei dunque, da cittadino innanzitutto, con queste due semplici proposte: prendiamoci un caffè e facciamo insieme. Perché se non riusciamo a convincervi tutti insieme, bisognerà convincervi uno ad uno. Consideratelo un invito.

Pubblicato da: mattiacivico | 30 Mag 2018

#IoStoConMattarella

#iostoconmattarella

(intervento di apertura della Manifestazione #iostoconMattarella – Trento – 30 maggio 2018)

Grazie di essere qui.

Siamo in tanti: associazioni partiti, cittadini non perché siamo di parte, ma perché siamo Italiani e in quanto tali ci riconosciamo nella Costituzione e nel Presidente della Repubblica, che rappresenta e difende l’Unità del Paese. L’unità del Paese non è solo un fatto geografico, di confini. Ci riconosciamo come popolo, appartenente alla medesima comunità, al di là delle stesse appartenenze politiche.

Chi attacca il Presidente della Repubblica, attacca il popolo italiano.

Sono state pronunciate, da parte di esponenti politici di partiti nazionali, parole irresponsabili, che minano la fiducia dei cittadini nella più alta carica del nostro Paese e alimentano odio e divisione.

E’ in atto un grave attacco alle Istituzioni e in particolare alla persona del Presidente della Repubblica e dunque allo Stato che Lui rappresenta e alla stessa Unità Nazionale. In termini moderni potremmo dire che lo stanno “bullizzando” da quasi tre mesi.

Rifiutiamo con forza e decisione l’idea che si possa trascinare il Presidente della Repubblica in questa disputa, che tace gli obiettivi reali della propria azione politica e addossa sulle Istituzioni la responsabilità del proprio fallimento.

Come cittadini vogliamo dire con forza che non ci stiamo! Giù le mani dal Presidente della Repubblica, che non è parte, ma rappresenta tutti! Siamo popolo che crede e difende le istituzioni democratiche!

Abbiamo distribuito delle Costituzioni formato “bugiardino” per dire che la vogliamo un Paese Sano Robusto e Forte, in cui il dibattito e lo scontro politico rimangano nei limiti del rispetto delle istituzioni e della chiarezza delle proposte, nel quale i cittadini si riconoscono nella Costituzione perché la hanno letta, la rispettano e se necessario la difendono. E oggi in particolare siamo qui per difendere il Capo dello Stato e le sue prerogative espresse nel Titolo III:

Art. 92

Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri. Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri.

Art. 93

Il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, prima di assumere le funzioni, prestano giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica.

Caro Presidente Mattarella: siamo qui oggi per dire che noi siamo con te!

Ringrazio tutti i presenti e le realtà che hanno promosso e sostenuto questa manifestazione.

Acli, Anpi, Arci, CGIL del Trentino, CISL del Trentino, UIL del Trentino, ConSolida, Associazione Demo, Associazione Domani, Cooperativa Gruppo 78, Giovani Democratici, Libera Trentino, Partito Autonomista Trentino Tirolese – PATT, Partito Democratico del Trentino, Primaveratrentina, Associazione Rosa Bianca, Socialisti del Trentino, Unione degli Universitari – UDU Trento, Unione per il Trentino – UPT, Verdi del Trentino

Un grazie particolare anche ai nostri giovani musicisti studenti del conservatorio Bonporti che ora ci accompagneranno nel cantare insieme l’inno d’Italia.

 

 

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