Pubblicato da: mattiacivico | 7 luglio 2009

a proposito di Icef

Dopo giornate di polemica sul nuovo regolamento Icef proposto dalla Giunta e approvato dalla Commissione Consiliare che presiedo, oggi sul Corriere del Trentino viene pubblicata una mia presa di posizione che allego qui sotto.

Nel frattempo vi informo in tempo reale che l’incontro fra assessore Rossi e sindacati che si è svolto stamattina, ha prodotto un abbassamento della franchigia per l’ingresso a 35.000 euro con un peso notevolmente maggiore degli scaglioni successivi (il primo scaglione oltre la franchigia era convertito in reddito equivalente per il 5% ed ora invece viene considerato al 40%): questo ritengo che tuteli il risparmio “entro certi limiti”…. chi ha molti risparmi  in banca (oltre i 35.000 euro) è giusto che oltre una certa quota, paghi un canone maggiore e non superi in graduatoria persone nelle stesse condizioni di reddito ma con molto meno risparmio.

intervento su ICEF – Corriere del Trentino

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Responses

  1. Fino ad un anno fa il canone mensile per usufruire dell’asilo nido per mia figlia era di € 530,00 circa. Pagavo come il Signor Berlusconi nonostante io e mia moglie fossimo solo dei dipendenti. Fortunatamente la Giunta Provinciale alla vigilia delle elezioni provinciali abbassò la retta a circa 350,00 € mensili. il calcolo della retta si effettua con il sistema ISEE portando al CAF tutti i redditi della famiglia compreso il buono fruttifero postale della bimba regalato dai nonni (indisponibile fino al 18° anno). La franchigia è di poco più di 15.000,00.- Se è vero che il calcolo dell’ISEE e leggermente più vantaggioso di quello dell’ICEF non capisco questa disparità di trattamenti. SE DITE CHE IL RISPARMIO VA TUTELATO… TUTELATELO IN TUTTE LE SEDI, è facile avere risparmi quando si paga 100,00 € o anche meno di affitto al mese e tutte le manutenzioni all’immobile le fa l’Ente a proprie spese. Provate a pagare 800,00 al mese di mutuo, 350,00 € di retta per l’asilo nido bollette varie e la franchigia si può anche togliere… un saluto dal solito polemico. Andrea

  2. sono profondamente deluso dalla posizione assunta sul calcolo degli indicatori per le agevolazioni nell’accesso a servizi pubblici. Mi sembra evidente, nonostante ogni vostra tentata argomentazione, che inserire il patrimonio nel calcolo sia penalizzante verso chi risparmia.
    A questo punto mi sembra quasi si voglia incentivare il consumo al posto del risparmio e questa spinta alla propensione marginale al consumo mi sembra un filo troppo “liberale”…
    ci sono innumerevoli esempi di come l’utilizzo del patrimonio nel calcolo sia distorsivo.
    Come dice giustamente Andrea, per pagare la retta dell’asilo nido utilizzerò il mio flusso di reddito e non i 50,000 euro che ho accantonato grazie a numerosi sacrifici e che tengo come “tesoro” per il futuro dei miei figli o per eventuali emergenze.
    Per altri esempi ti rimando ad una email che ti ho inviato questa mattina.
    Mi dispiace ma su questo argomento sono piuttosto “arrabbiato”.
    ciao
    Ettore

  3. Caro Andrea e caro Ettore,
    lo strumento dell’ICEF certamente da rivedere e da calibrare costantemente alla ricerca di un equilibrio. Sancisce però un principio corretto: ognuno paga a partire da quanto può e chi meno può deve poter avere un supporto maggiore di chi è in condizioni migliori e di maggiore forza. Il reddito è la base di calcolo, ma credo che vada considerato anche in una certa misura il risparmio: a parità di reddito è oggettivamente meno povero chi non ha 50 o 60.000 euro in banca. Eppure sono fermemente convinto che il risparmio sia una virtù da premiare e non penalizzare. I miei genitori hanno tirato la cinghia per farmi studiare e ricordo che non andavamo in vacanza e se andavamo andavamo in tenda al mare. Hanno risparmiato e quindi fatto delle scelte per investire in formazione. Non va penalizzato chi ha questo atteggiamento. era giusto quindi a mio avviso innalzare la franchigia per l’accesso alle agevolazioni in materia di edilizia abitativa. anche chi ha qualche risparmio devepoter accedere alla casa o al canone agevolato…. entro certi limiti però…… chi ha un reddito diciamo di 30.000 euro all’anno e 60.000 euro in banca forse può pagare qualcosina in più di chi i 60.000 non li ha. Non viene estromesso da una agevolazione, ma il sostegno viene dimensionato alle possibilità. La franchigia di 35.000 euro (70 milioni delle vecchie lire!!!!) sono forse un limite ragionevole.
    Ma come dite anche voi l’Icef non rigiuarda solo la casa ma anche il trasporto, le tariffe per la scuola dell’infanzia o l amensa scolastica… viene applicato per il calcolo di condizioni di accesso a 16 servizi diversi: ho proposto in commissione legislativa una giornata di approfondimento su tutte le misure per verificare la possibilità di migliorare ed armonizzare gli strumenti. Grazie ancora per gli stimoli e la riflessione. Mattia

  4. Mattia,
    non concordo.
    Continuiamo a considerare il risparmio come un entità liquida e questo è profondamente errato.

    Il risparmio tendenzialmente non è liquido e non può essere paragonato assolutamente al reddito.

    Se sono un “giovane” di 35 anni difficilmente avrò accumulato una fortuna se non per alcune strane coincidenze che provo ad elencare:

    1) ho un reddito annuo molto elevato. Ma questo già mi escluderebbe dalle agevolazioni

    2) ho beneficiato di una eredità

    3) ho gestito al meglio i miei redditi e sono riuscito ad accantonare parecchio denaro.

    Nella seconda ipotesi è razionale ipotizzare che l’eredità sia composta o da beni immobili o da investimenti mobiliari. In questi due casi non è detto che questo patrimonio sia redditizio mentre c’è un alta probabilità che sia poco liquido. Pertanto ereditassi anche 10 case fintanto che non le affitto o vendo, quelle case rappresenteranno solamente un costo e non mi saranno di grande aiuto per pagare i servizi di cui necessito. Forse sarò più contento di chi non le ha ma questo non mi sarà di conforto nelle spese quotidiane.

    Nella terza ipotesi, posso dire che se sono stato così accorto nella gestione dei risparmi da accumulare un piccolo patrimonio, forse non li ho tenuti sul conto corrente ma sono immobilizzati in qualche investimento, magari proprio in qualche piccola società nella quale credo particolarmente e nella quale dovrebbe credere anche la pubblica amministrazione, ma che per ora non mi frutta un grande reddito trattandosi di una start up.

    Pertanto se la base di calcolo rimarrà questa, direi che quest’anno cambierò macchina, televisore e frigorifero così spenderò tutti i miei risparmi ed il prossimo anno beneficierò di un po’ di sovvenzioni provinciali visto il mio “normale” reddito medio e la precarietà eterna di mia moglie.

    Per chiudere continuo a sostenere che il patrimonio non può essere considerato sinonimo di liquidità perchè la maggior parte delle volte non lo è.

    ciao
    Ettore

  5. Infatti dal mio punto di vista non viene considerato sinonimo di liquidità in quanto, per quanto riguarda l’accesso all’edilizia pubblica, vi è una franchigia di 35.000 euro (e che quindi non viene convertito in reddito equivalente) a cui si debbono sommare altri 5.000 euro per ogni componente del nucleo familiare. al di sopra di quella franchigia una percentuale (40% fino ad ulteriori 60.000 euro e 60% per patrimoni superiori) viene convertita in reddito equivalente. se una famiglia di 4 persone che come dici tu ha avuto una eredità di 100.000 euro, si ritrova con una franchigia di 55.000 euro e una conversione di 45.000 in reddito equivalente pari a 18.000 euro. non mi pare iniquo che a parità di reddito quello che ha 100.000 euro in banca paghi qualcosina in più, ovvero come se avesse 18.000 euro liquidi in più….. non si tratta di bruciare 18.000 euro ma di pagare qualcosina di più…..
    ciao
    Mattia


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