Pubblicato da: mattiacivico | 6 novembre 2009

Approvata la mozione per lo psicologo nei servizi sociali

In consiglio provinciale sono intervenuto sulla mozione di Giovanazzi che prevedeva l’istituzione dello psicologo di base, per proporre la seguente modifica alla sua mozione. La mozione, approvata con l’emendamento proposto, va ora nella direzione di rafforzare le equipe dei servizi sociali di territorio con la presenza dello psicologo, che ha le competenze non solo per effettuare colloqui  di sostegno a singoli e gruippi, ma anche per sostenere il lavoro di rete e lo sviluppo di comunità.

Non si può non considerare come il disagio psichico spesso sia accompagnato ad una condizione sociale di svantaggio. Senza entrare nel merito di attribuzione di causa ed effetto, è del tutto evidente che una condizione di sofferenza psichica possa portare i soggetti ad una minore autonomia e quindi ad una minore efficacia nella gestione della vita quotidiana e delle proprie relazioni, come è altrettanto evidente che condizioni precarie di vita, come l’instabilità lavorativa, alloggiativa o affettiva possano portare ad una condizione di sofferenza che investe anche la sfera psichica dell’individuo.

Affrontare il disagio sociale senza considerare il sistema delle relazioni, lavorando anche sulla qualità dei rapporti con sé e l’altro, rende il lavoro dei servizi sociali più complesso e potenzialmente meno efficace. D’altra parte agire sulle capacità dell’individuo per sostenerne le capacità e le risorse positive, sostenere la rete formale ed informale, attivare processi di sviluppo di comunità può aprire prospettive di miglioramento della qualità di vita dei singoli e dei gruppi sociali.

È utile quindi dotare i servizi sociali del territorio della collaborazione sistematica di psicologi che lavorino in una dimensione di rete e di sviluppo della comunità. Il colloquio di supporto, la psicoterapia individuale, di gruppo o familiare sono strumenti che possono e debbono essere accessibili a chi vive una condizione di sofferenza.

La LP 13 del 2007 prevede proprio a tal fine che “gli enti locali, la Provincia e i soggetti accreditati assicurino la presenza di figure professionali sociali e socio-sanitarie, in particolare di assistenti sociali, educatori professionali, psicologi ed operatori socio-sanitari. Questo anche alla luce del fatto che  gli interventi previsti dalla riforma del Welfare approvata nella scorsa legislatura prevedono l’opportunità di un approccio anche psicologico e di psicologia di comunità. Sono nella fattispecie gli interventi di prevenzione, promozione ed inclusione sociale, e più precisamente gli interventi volti a facilitare le relazioni, processi di integrazione operativa, partecipazione e coesione tra le risorse del territorio, le attività di mediazione sociale volti a costruire percorsi di sviluppo di comunità e le attività specifiche mirate a prevenire fenomeni di emarginazione, di esclusione sociale, di disagio e devianza connessi a problemi di natura psicologica e sociale di singoli o gruppi a rischio.

Il Consiglio provinciale impegna la Giunta provinciale ad assumere i necessari provvedimenti per elaborare, anche avvalendosi di esperti del settore, un progetto finalizzato ad assicurare ai servizi sociali di territorio la presenza e la collaborazione di psicologi, con compiti di sostegno dei singoli e dei gruppi e di promozione, nell’ambito del lavoro di rete, di progetti di sviluppo di comunità.


Responses

  1. Ciao Mattia, assolutamente d’accordo con il senso di questo emendamento. Nota tecnica: solo psicologo o psicologo psicoterapeuta?

  2. Grazie per l’attenzione innanzitutto. La mozione di Giovanazzi era fortemente orientata a incardinare la figura dello psicologo di base nel sistema sanitario. La legge 13 approvata nella scorsa legislatura , la cosiddetta riforma del Welfare, individua invece nello psicologo una delle professionalità che la Provincia dovrà garantire nell’ambito dell’organizzazione dei servizi territoriali (all’art. 36, comma 1). Penso che la dimensione terapeutica e più profondamente clinica sia da confermare e da potenziare nell’ambito dei servizi sanitari, offrendo ai dipartimenti di Salute Mentale, a “Psicologia clinica”, maggiori risorse. Lo psicologo nei servizi territoriali credo dovrebbe essere una figura di supporto nell’ambito delle equipe miultidisciplinari, figura di riferimento per gli interventi che richiedono integrazione socio-sanitaria. Presente nei servizi per sostenere la fase di valutazione e per accompagnare gli interventi sociali più impegnativi con colloqui di supporto individuali e/o di gruppo, anche e soprattutto su attivazione dei titolari della presa in carico degli utenti. La fase terapeutica, ove necessaria, la rimanderei tendenzialmente quindi a Psicologia Clinica. E lo psicologo nei servizi sociali può essere una risorsa anche come “buon inviante”. Ecco perché ho preferito parlare genericamente di psicologo e non di psicologo psicoterapeuta. Ma sono ovviamente interessato a proseguire il dialogo (qui o altrove) affinché questo passaggio (necessario perché previsto in legge ed opportuno perché assegna a chi “sta in forntiera” – i servizi- maggiori risorse professionali) avvenga con gradualità e nel rispetto delle diverse e specifiche professionalità.


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