Pubblicato da: Mattia Civico | 17 giugno 2010

La politica fra “catenaccio” e “melina”

Il catenaccio. Era il modulo di gioco della Triestina di Nereo Rocco e successivamente dell’Inter di Herrera. Una tattica sostanzialmente di difesa, di chiusura, di tutela della porta, senza grandi spunti ed iniziative. Si stava a guardare il gioco avversario e ci si impegnava sostanzialmente a depotenziarlo.

A volte questo modulo veniva accompagnato dalla “melina”, che invece consiste nel passarsi la palla fra compagni di squadra con l’intento di sfinire l’avversario e di guadagnare tempo. Entrambe le tattiche calcistiche possono anche essere redditizie nel breve periodo sul piano del risultato, ma alla lunga vanno a discapito dello spettacolo  e dello sport e quindi dell’affezione dei tifosi.

Non c’è cosa più noiosa di una partita giocata con “melina” e “catenaccio”.

E poi diciamocelo: sono strategie da “conigli”.

Il bello dello sport è la generosità, il gesto atletico, la fantasia, l’ardimento, il “cuore oltre l’ostacolo”, la convinzione, la passione, l’intesa di squadra.

Esattamente come in politica: dove invece a volte c’é chi preferisce “catenaccio” e “melina”.

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