Pubblicato da: mattiacivico | 28 ottobre 2010

Predicare l’Ubuntu, razzolare il Bunga Bunga

Quando ho sentito Marchionne citare l’Ubuntu e più precisamente il suo motto  “Umuntu Ngumuntu, Ngabantu” son quasi caduto dalla sedia.

Era a “Che tempo che fa”  intervistato da Fazio in merito alla crisi della Fiat.

Marchionne stava sostenendo la necessità di rivedere la condizione dei lavoratori metalmeccanici e quindi in sostanza avanzava l’ipotesi di una riduzione dei diritti dei lavoratori -“altrimenti non conviene più produrre in Italia”- e se ne esce con quello che ritiene il suo motto di vita: l’Ubuntu.  

L’Ubutu è la sintesi della spiritualità Zulu, per la quale “ogni persona è persona attraverso altre persone”. Cioè: la realizzazione di ognuno di noi passa attraverso la comunità.

Un tantino in contraddizione: “ogni persona si realizza come persona attraverso altre persone” sottintende un rapporto di parità, di scambio, di compromissione reciproca. Potrebbe essere il motto della cooperazione, più che di certa industria.

Allora stride un po’ alle mie orecchie sentire Marchionne “minacciare” i lavoratori (o si trovano condizioni diverse o non conviene più lavorare in Italia) e citare l’Ubuntu. Se crede davvero nell’Ubuntu, allora certamente sa che la sua Umanità si realizza solo attraverso la realizzazione dei suoi lavoratori e non certamente mediante la diminuzione dei loro diritti.

Fino a qui Marchionne e l’Ubuntu.

Esiste però un altro motto -dai significati opposti all’Ubuntu- che sembra prendere piede in questa tribù primitiva che è parte del nostro Paese: è il “Bunga Bunga”. Si dice fosse il segnale in codice per il quale i ricevimenti del Premier si trasformavano in festini a luci rosse. Pare ci fossero anche minorenni per il “Bunga Bunga”.

“Bunga Bunga” è la sintesi della mercificazione delle persone, della riduzione ad oggetto. Ogni relazione viene piegata al soddisfacimento del singolo, del potente di turno. Proprio il contrario dell’Ubuntu. Bunga Bunga potrebbe quindi anche essere tradotto con “Qualcuno si realizza con il lavoro degli altri”.

La cosa che trovo più disonesta è predicare l’Ubuntu e praticare il Bunga Bunga.

PS: io il motto “umuntu ngumuntu ngabantu” l’avevo scelto nel 2008 (vedi il documento con cui mi sono candidato alle Provinciali) come viatico per la mia campagna elettorale: ero stato l’anno prima in Sudafrica insieme a Fabrizio Bettini ed Alberto Capannini, dell’Operazione Colomba (corpo civile di pace) ed avevo con loro incontrato vari esponenti della Commissione “Verità e Riconciliazione”, presieduta da Desmond Tutu. Volevamo vedere e capire le strade che la pace fa.

Abbiamo chiesto a chiunque incontravamo: cos’é per te l’Ubuntu. Alle persone che incontravamo per strada, sull’autobus, in Chiesa. Le risposte erano: umanità, pace, relazione tra le persone, benessere. Quella pace che si ottiene quando metto la mia realizzazione nelle mani degli altri e quando prendo consapevolezza che solo insieme agli altri realizzo la comunità.


Responses

  1. quando l’AFRICA diventa preda, anche culturale.
    PREDATORI economici, se possibile anche di coscienze.


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