Pubblicato da: mattiacivico | 8 giugno 2011

Tre anni di residenza per l’accesso ai servizi? si, ma….

La legge provinciale che disciplina gli interventi in materia di edilizia abitativa, la legge provinciale sulle politiche sociali e la legge provinciale sulla tutela della salute garantiscono alcuni contributi, interventi pubblici e prestazioni sanitarie ai cittadini residenti in Trentino ininterrottamente nell’ultimo triennio anteriore alla richiesta.
Lo scopo delle norme relative alla residenza è di evitare quello che potrebbe essere chiamato “turismo prestazionale”, ovvero la possibilità per persone residenti fuori provincia di recarsi in Trentino per accedere alle prestazioni garantite dal welfare provinciale nonchè il rischio di trasferimenti di residenza finalizzati a ottenere agevolazioni o contributi.
Se il principio può essere, in linea di massima, comprensibile, la formulazione legislativa pare troppo restrittiva, tanto da creare, nell’applicazione concreta, situazioni di esclusione dalle prestazioni che probabilmente vanno oltre le intenzioni del legislatore.
Si sono verificati casi di persone, nate e vissute in Trentino magari per decenni che, avendo spostato la residenza fuori provincia per brevi periodi, per motivi di lavoro o di studio, magari per seguire i genitori o i consorti, si sono viste costrette ad attendere tre anni, una volta riottenuta la residenza in Trentino, per ottenere il contributo provinciale finalizzato a consentire il pagamento del canone di locazione o per avere un alloggio ITEA pur essendo nelle condizioni economico-patrimoniali previste dalla legge.
Situazioni analoghe si sono verificate per persone che avevano bisogno di interventi socio assistenziali previsti nel capo V della legge provinciale sulle politiche sociali. Si tratta in questo caso di persone in difficoltà, per le quali un triennio di attesa può essere insostenibile.
Lo scopo di evitare l’assalto da parte di cittadini residenti fuori provincia ai contributi, agli interventi pubblici e alle prestazioni socio sanitarie previste dalla legislazione provinciale può essere raggiunto anche con una formulazione un po’ più elastica della prescrizione legislativa relativa alla residenza in modo da evitare distorsioni e discriminazioni non in linea con lo spirito delle leggi provinciali in materia di welfare.
Con questo disegno di legge si propone di riformulare le limitazioni sulla residenza anagrafica, mantenendo comunque il principio che le prestazioni sono rivolte ai residenti in Trentino per un certo periodo di tempo, ma senza prevedere che la residenza debba essere in capo ininterrottamente al richiedente per tutto il triennio anteriore alla richiesta di agevolazioni o prestazioni.
La soluzione che si propone di adottare è quella di tenere in considerazione la residenza in Trentino per un periodo di almeno 36 mesi nell’ultimo quinquennio. Si tratta di una soluzione di compromesso, che modifica di poco la sostanza delle norme vigenti, mantiene saldo il principio della residenza come presupposto per aver diritto all’assistenza o a determinati contributi pubblici, ma evita il verificarsi di situazioni come quelle illustrate sopra. Situazione che peraltro sono sempre più frequenti, legate alla maggiore mobilità territoriale che anche i trentini, almeno le giovani generazioni, stanno acquisendo.


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