Pubblicato da: mattiacivico | 6 luglio 2011

Dellai a Roma? Prematuro parlarne ora e non scontato

La politica ha la sua sintassi e i suoi linguaggi. Che sarebbe però anche ora di cambiare.

Dellai dice che sarebbe per lui un onore rappresentare il Trentino a Roma, se i partiti lo chiederanno e comunque rigorosamente a fine mandato. Non fa una piega.

I giorni seguenti autorevoli esponenti dei partiti di coalizione propongono ragionamenti di sistema, parlano di metodo, contenuti, e infine (e questa è la sostanza) danno a Dellai un primo segnale di apertura. E qui qualche piega personalmente la intravedo.

Perché potrebbe dare l’impressione che la buona regola che vuole contenuti e metodo presupposti per valutare le candidature in alcuni casi possa non valere. Mi pare stia accadendo ciò che in realtà è già accaduto spesso, specie nel periodo estivo e cioè che al minimo cenno di disponibilità di Dellai a prolungare il proprio impegno in politica (ma a volte anche in assenza di tali segnali), alcuni colleghi (generosi?) si precipitano a raccogliere l’opportunità. Non condivido questa impostazione di rapporto e tra l’altro –sono convinto- non fanno neppure un buon servizio allo stesso presidente.

Detto questo: penso che il principio per il quale prima vengono le idee, i contenuti, il metodo e poi le persone debba valere sempre e ad ogni livello, sia provinciale, sia nazionale. Vale per tutti e quindi anche per il presidente. Se crediamo davvero che i leader emergono dobbiamo anche lasciare tempo e spazio affinché questo possa avvenire. E dobbiamo credo anche porci la seguente domanda: se i leader emergono, chi li riconosce? Solo i partiti? Non possiamo più credo affidare esclusivamente ai partiti la responsabilità di selezione della classe politica. Le primarie sono uno strumento fondamentale non solo nel momento in cui una coalizione non è in grado di individuare unanimemente un leader al proprio interno, ma sono il momento in cui i leader che emergono vengono riconosciuti dai cittadini!

Questo è infatti il tempo in cui i cittadini chiedono di determinare gli orientamenti della politica e pretendono di essere coinvolti nelle scelte in maniera forte e diretta: ignorare questo clima di rinnovato impegno e affezione per la cosa pubblica, per il bene comune, sarebbe un’occasione persa, un grave errore.

Ultima breve riflessione.

Le candidature al Parlamento italiano potranno essere considerate al meglio nell’ambito di un quadro complessivo e non in maniera singola: dobbiamo come coalizione pensare a come presentarci nei collegi Senatoriali, che sono tre a livello provinciale, ma sono sei su base regionale e quindi quale tipo di rapporto confermare e consolidare non solo con la coalizione provinciale, ma anche con la SVP. Inoltre, per quanto riguarda la Camera dei Deputati evidentemente ogni partito dovrà avviare una riflessione per selezionare le proprie migliori candidature. E chi non ha un riferimento politico nazionale diretto nel quale maturare una propria disponibilità può anche essere una risorsa per la coalizione, nel rispetto dell’autonomia di determinazione dei singoli partiti e nell’ambito di un ragionamento che necessariamente deve essere ampio e approfondito.

È bene dunque che non ci siano corsie preferenziali per nessuno e che le singole disponibilità siano al servizio di un rafforzamento di un progetto e di una prospettiva politica chiara ed esplicita. E che i cittadini siano direttamente coinvolti nelle scelte che siamo chiamati ad assumere.

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