Pubblicato da: mattiacivico | 21 dicembre 2011

Finanziaria 2012: il mio intervento

Noi tutti abbiamo consapevolezza che i tempi sono difficili; ed in tempi difficili la politica ha la responsabilità di dare segnali forti e chiari circa la rotta da intraprendere.

C’é dunque a mio parere una cosa che dobbiamo fare: tenere coesa ed unita la nostra comunità; non permettere che la paura o la sfiducia abbiano il sopravvento.

Dobbiamo insomma credere e dire che ognuno è importante, che il contributo di ognuno è necessario e che il benessere di tutti dipende dalla capacità che avremo di non lasciare indietro nessuno.

Serietà vuole però che non possiamo illudere nessuno: per molti non sono e non saranno tempi facili. Ma insieme possiamo fare la cosa più importante: riconoscere che ogni persona presente sul nostro territorio è parte di questa comunità. Tenere ai margini o rinunciare al ruolo attivo di qualcuno sarebbe un atteggiamento autolesionista.

Interpreto dunque così le parole del presidente in apertura della discussione di questa finanziaria: l’Autonomia antidoto alla solitudine. Certo. Ma non tanto perché possiamo garantire che nessuno si sentirà solo o che abbiamo la soluzione ad ogni problema, ma perché vogliamo e dobbiamo impegnarci perché ognuno sia parte, abbia parte allo sforzo di costruire ognui giorno questa comunità.

La nostra autonomia è spazio di identità, di appartenenza, di partecipazione. E su questi obiettivi è fondamentale il ruolo che avranno proprio le comunità: molto dipenderà dunque da come sapremo interpretare le politiche di Welfare.

Il sociale non è riducibile al luogo della erogazione delle prestazioni socio assistenziali, ma è spazio in cui riconosciamo le persone, portatrici di bisogni, di competenze, di desideri ed aspirazioni.

Apprezzo dunque particolarmente la previsione di convocare l’anno prossimo gli “Stati Generali del Welfare”: ne avevo fatto cenno nella discussione finanziaria già l’anno scorso e penso davvero che ora i tempi siano maturi perché profondamente convinto che “welfare” è solo se tutti vengono chiamati a fare la propria parte. Provincia, Comunità, Comuni, Terzo Settore, Scuola, famiglia, modo del lavoro: abbiamo bisogno di rafforzare e rifondare il senso profondo della nostra comunità, valorizzando le reti sociali, il volontariato, l’appartenenza, il riconoscimento, dando chiari segnali a chi oggi fa più fatica che è visto, che è pensato, che è atteso.

E’ il principio della mutualità, della cooperazione che in altri tempi ha già ampiamente dimostrato di essere la formula per trasformare le crisi in una opportunità di nuovo benessere.

Voglio fare qualche esempio: il diritto di piena cittadinanza per chi nasce in trentino da genitori stranieri non è solo un atto formale, ma è la dichiarazione che riconosciamo tutti parte di questa comunità, è la logica e pratica conseguenza di ciò che diciamo a parole: vogliamo una comunità capace di riconoscere chi ne è parte di fatto. Se teniamo fuori, marginalizziamo le persone che condividono con noi ogni giorno tempi e spazi, luoghi, quale sarà la comunità che ci attende? Come posso spiegare a mio figlio che il suo compagno di banco, che gioca e studia insieme a lui, che con lui cresce ed impara è meno cittadino in quanto figlio di stranieri?

Esprimo soddisfazione per la approvazione di alcuni ulteriori passaggi in questa legge finanziaria: gli assegni di cura ed i buoni servizio per le persone autosufficienti, le misure di contrasto alla dipendenza da gioco d’azzardo, le regole per la programmazione delle attività formative in carcere a favore dei detenuti, l’attenzione ai giovani e al loro presente e futuro. Questa la vera emergenza, perché sta profondamente cambiando il rapporto dei giovani con il lavoro, con la famiglia, con la loro visione di futuro. E’ tutto a tempo, tutto più precario, tutto temporaneo.

Ebbene: vedo in questa finanziaria lo sforzo di riconoscere la nostra comunità, le sue potenzialità, le sue fatiche e soprattutto la sua forza, che sta nella capacità di camminare insieme. Non è più certamente il tempo della “melina”, dei brevi passaggi palla tra soliti, ma è il tempo di allargare il gioco, di dare respiro e di giocare tutti insieme.

Il mondo sta cambiando e noi con lui e abbiamo bisogno di nuovi paradigmi, nuove parole, nuove intuizioni.

E su questo, perché il messaggio arrivi forte e chiaro, la politica deve dare il buon esempio, sperimentando anche nuove forme di dialogo e corresponsabilità, fra amministrazione e cittadini, fra provincia, comunità e comuni e anche qui in quest’aula, tra Giunta e Consiglio.

Le sfide non mancano: a tutti fuori e dentro di qui, buon lavoro e buona comunità.   

 

 

 

 

 

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Responses

  1. Belle riflessioni, Mattia.
    Certamente uno degli aspetti più spinosi di questa manovra riguarda lo sviluppo; a prescindere dal tuo ruolo locale, cosa ne dici? Io ho un saccodi idee in proposito, ma sarei contento di partire dal tuo punto di vista, dopo tutto siamo a casa tua .. 😉


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