Pubblicato da: mattiacivico | 30 settembre 2013

La storia, le nostre mani, i nostri piedi.

Mani, 70x70cm, pastello ad olio su carta - collage, 2013La storia siamo noi, nessuno si senta offeso, siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo.  La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.
La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare, questo rumore che rompe il silenzio, questo silenzio così duro da masticare.
E poi ti dicono “Tutti sono uguali, tutti rubano alla stessa maniera”.
Ma è solo un modo per convincerti a restare chiuso dentro casa quando viene la sera.
Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone, la storia entra dentro le stanze, le brucia, la storia dà torto e dà ragione.
La storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere,
siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere.
E poi la gente, (perché è la gente che fa la storia)quando si tratta di scegliere e di andare, te la ritrovi tutta con gli occhi aperti, che sanno benissimo cosa fare.
Quelli che hanno letto milioni di libri e quelli che non sanno nemmeno parlare, ed è per questo che la storia dà i brividi, perché nessuno la può fermare.
La storia siamo noi, siamo noi padri e figli, siamo noi, bella ciao, che partiamo. La storia non ha nascondigli, la storia non passa la mano.
La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano.

Ho scelto questa canzone per iniziare la mia campagna elettorale per almeno tre motivi:

La storia siamo noi: non come arrogante affermazione di potere, ma il suo esatto contrario. La storia la facciamo noi, ognuno di noi e noi tutti insieme. E di storia ne abbiamo fatta insieme in questi cinque anni. La mia linea gialla tracciata sul muro dell’ufficio e che ha raccolto i quotidiani gesti, è la prova dei passi  fatti e dello sforzo fatto insieme. Quindi innanzitutto grazie per quello che abbiamo fatto spesso insieme. E grazie per quello che ancora insieme faremo.

Siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo, siamo noi queste onde del mare, questo rumore che rompe il silenzio così duro da masticare. Siamo noi, padri e figli, siamo noi bella ciao.

Siamo noi che possiamo determinare il futuro di questa nostra comunità, non solo con il nostro voto, ma con il nostro impegno. Con le nostre mani e i nostri piedi. Determiniamo e quindi siamo responsabili della direzione che questa prenderà. Siamo responsabili delle storie che in questo fazzoletto di terra si svolgono, e siamo responsabili di quello che accade fuori dai nostri piccoli confini, perché non siamo un’isola. Questa responsabilità la vogliamo e dobbiamo sentire. E sappiamo di non essere soli.

Mi candido dunque innanzitutto perché la storia siamo noi, perché voglio insieme a voi fare fino in fondo la mia parte.

 E poi ti dicono “Tutti sono uguali,
tutti rubano alla stessa maniera”.
Ma è solo un modo per convincerti a restare chiuso dentro casa quando viene la sera.

Questo è un tempo in cui pare che occuparsi di politica, del bene comune sia quasi la più infame delle attività umane. Non è così. Dobbiamo dirlo che non è così. Perché questo sentimento di arresa e di fatalismo, di qualunquismo uccide la nostra democrazia. Allora fuori dalle case, a dire che non sono e non siamo tutti uguali, che c’è ancora nel nostro Paese e nella nostra Comunità chi è disposto a difendere la Costituzione, le nostre Istituzioni, l’idea che la politica sia il luogo della costruzione della comunità e che è a sua volta il luogo dell’appartenenza. Il luogo in cui si affermano diritti e doveri di ognuno.

In questi anni ho voluto fare alcune semplici cose: occuparmi di questioni forse a volte ritenute impopolari. Detenuti, Sinti, discriminazioni, diritti civili, salute mentale e cooperazione internazionale. Ho voluto metterci il naso, uscendo dal mio ufficio per imparare e conoscere. Considero il vero e più grande privilegio legato alla mia attività l’aver potuto incrociare vicende umane sconosciute, potermi fermare accanto. Mi sono occupato di welfare, di sanità, di casa, di scuola. Sono questi i luoghi in cui si costruisce la comunità. Ho cercato di lavorare con costanza, metodo, provando a non mollare l’osso quando era anche difficile. Ho provato a raccontare con frequenza quello che stavo facendo. Rendicontare: penso che se pretendessimo dalla politica la puntuale rendicontazione, se i partiti strutturassero momenti di rendicontazione pubblica e avessero il coraggio di selezionare le candidature anche in base al merito, la politica ritroverebbe il proprio onore. Già: l’onore. come dice l’articolo 56 della nostra Costituzione: con disciplina ed onore

Nessuno si senta escluso.

È il verso di questa canzone che ho scelto per questa mia campagna elettorale. Nessuno si senta escluso dalla sfera dei diritti, dalla possibilità di accesso alla comunità, ai suoi servizi. Certo che in una stagione di restrizione delle finanze bisognerà fare delle scelte. Ma non per questo dovranno essere scelte di esclusione. Anzi. Io credo che la piena affermazione di diritti fondamentali sia la strada per il nostro sviluppo.

Ma non solo nel senso dei diritti, ma anche nel senso della valorizzazione di quanto ognuno potrà fare per la comunità. Chi riceve un sussidio pubblico deve essere chiamato a fare la propria parte, perché non possiamo rinunciare a competenze e a contributi disponibili. Chi oggi non si sente pienamente parte, vive piccole e grandi forme di discriminazione, deve essere riportato al centro della comunità, perché non possiamo permetterci il lusso di lasciare indietro nessuno.

Dobbiamo però chiarire a quale modello ci ispiriamo, quale visione di comunità abbiamo. Non quella del molto a pochi, ma quella del giusto a tutti.

In sanità vuol dire ragionare sulla riorganizzazione del rapporto tra ospedale e distretto, tra azienda e medicina di territorio, vuol dire rimotivare il personale sanitario nel proprio compito. Dico che l’urgenza è quella di dotarsi di un Piano Sanitario Provinciale, perché senza cornice ogni scelta rischia di essere incomprensibile, disorientante e insensata. Chiarire quale modello di rapporto abbiamo in mente fra il pubblico e il privato, nella erogazione di servizi pubblici. chi ha la regia, il governo clinico. Dobbiamo chiederci se non sia opportuno in questa stagione rafforzare la regia pubblica e nell’ambito del privato, privilegiare un rapporto con il settore del non profit, affinché non vi sia lucro sui diritti fondamentali delle persone.

Costruire cornici di senso in cui le scelte amministrative possiamo essere comprese e condivise.

In ambito sociale “nessuno si senta escluso” vuol dire per me riprendere il dialogo non sempre costante con i soggetti a diversi livelli interessati nella costruzione del welfare di comunità: servizi pubblici, terzo Settore, Apsp, volontariato.

Dobbiamo cambiare schema: non può esserci da una parte chi decide e dall’altra chi eroga. Se pensiamo che il welfare sia lo spazio della appartenenza ad una comunità, dobbiamo costruire processi di costruzione comune, di verifica, di formazione.

Nessuno si senta escluso: molte sono le cose fatte e che vorrei ancora poter fare, insieme a molti di voi anche in futuro. Per questo vi chiedo di lavorare ancora insieme, intensamente in questi mesi. Con serena determinazione

Voi che non siete stati spettatori passivi di questi miei cinque anni. Siamo noi questi aghi di pino, le onde del mare, siamo noi madri, padri figli, siamo noi BELLA CIAO. Nessuno si senta escluso.

ps: le “MANI” dell’immagine sono di Matteo Boato.

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