Pubblicato da: mattiacivico | 22 luglio 2016

Dentisti privati? Nessun passo indietro sulla legge 22!

matteo boatoLa stampa riporta ormai da giorni l’intenzione (sbandierata dai vertici Cao) da parte dell’assessore Zeni di affidare la prevenzione e la promozione della salute orale agli studi dentistici privati. Sorvolo sul fatto che trovo scorretto o se non altro una caduta di stile che le intenzioni dell’assessore siano annunciate da terzi.
La mia posizione in merito é ben nota all’assessore e al mio gruppo consiliare da tempo: affidare la prevenzione e la promozione della salute orale ai privati non si può fare per alcune semplici ragioni che provo qui a ribadire:

1) la sanità é pubblica. Quando interviene il privato, e lo fa sia chiaro con qualità contribuendo alla missione pubblica, lo fa in regime di convenzionalmente e previo accreditamento. Ovvero mantenendo in capo al pubblico le funzioni di regia, di programmazione e controllo. Questo é il modello della legge 22 sull’odontoiatria che ci viene invidiata nel Paese e che attualmente garantisce cure a 10.000 persone, per lo più minori ed anziani. Questo modello basato sulla collaborazione tra pubblico e privato é stato recentemente confermato anche in tema di psicologia e psicoterapia.

2) la prevenzione e la promozione della salute sono compiti primari ed esclusivi della sanità pubblica. Non é delegabile al privato o al libero professionista, fatta eccezione per le associazioni senza scopo di lucro e non mi risulta che gli studi dentistici siano delle onlus. Lo dice in maniera chiara la norma provinciale all’articolo 3:
1. La promozione della salute è compito primario del servizio sanitario provinciale e di tutti i soggetti che concorrono ad esso. E’ attuata attraverso interventi di informazione e formazione diretti a sostenere la progressiva realizzazione di contesti sociali e culturali favorevoli alla salute e a indurre nei cittadini comportamenti salutari e responsabili.
2. La Provincia riconosce il ruolo delle associazioni di volontariato e degli organismi senza scopo di lucro che diffondono i valori della prevenzione, della cura e della tempestività delle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie, attraverso azioni di sostegno sociale alle persone e altre attività di informazione e assistenza.

3) se vi sono studi privati che intendono concorrere in maniera strutturale alle politiche pubbliche lo facciano chiedendo l’accreditamento e il convenzionalmente, sapendo che ciò comporta tariffe pubbliche e accettazione della regia pubblica.

4) l’igiene orale e la promozione della salute orale sono competenze e dunque mansioni affidate agli igienisti dentali e non agli odontoiatri. Il progetto che vorrebbe affidare invece queste funzioni ai dentisti, presentato dalla Cao ma sottoscritto a quanto mi risulta anche dal direttore di dipartimento (e questo ha dell’incredibile: un direttore di dipartimento che vorrebbe affidare al privato le sue proprie responsabilità lascia senza parole…), apre così a qualche sospetto sulla genuinità e l’improvvisa generositá dei firmatari.

Al netto di tutto ciò, se oggi vi sono studi privati, attualmente non convenzionati, che esprimono la disponibilità di concorrere al dovere pubblico di garantire cure previste dai livelli essenziali e dai livelli aggiuntivi e se il dipartimento del welfare ravvisa che siamo in presenza di nuovi bisogni in tale campo, le strade che si aprono sono a mio parere due:

1) aumentare il finanziamento della legge 22 e contestualmente aprire nuove procedure di accreditamento
2) valutare la possibilità di chiedere ai convenzionati di svolgere attività esclusiva o altamente prevalente, in modo da specificare in maniera ancora più chiara la funzione pubblica svolta, con qualità e ottimi risultati, dagli studi convenzionati.

Affidare pezzi di sanità pubblica al privato fuori da un regime di accreditamento e convenzionamento non si può semplicemente fare. Confido dunque che l’assessore a breve voglia smentire le voci di fronte alle quali fino ad oggi è stato silente


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