Pubblicato da: mattiacivico | 2 marzo 2017

Badheea: il mio intervento a Montecitorio

IMG_0055.JPGBadheea – 1 marzo 2017 ore 15.00

Camera dei Deputati – Sala Aldo Moro

Innanzitutto tanti auguri! Oggi é esattamente un anno dal primo corridoio umanitario, quello che ha portato molti dei presenti dalla tenda di Tel Abbas fino a Trento. Auguri dunque a Badheaa e alla sua Famiglia. Auguri a tutti quelli che hanno camminato e stanno camminando con lei. Auguri a tutti coloro che stanno ancora in questi giorni percorrendo lo stesso corridoio, che Sant’Egidio, Federazione delle chiese evangeliche e tavolo Valdese hanno aperto in accordo con il Governo. Auguri e grazie per ogni sforzo che insieme stiamo facendo.

Ma come si può fare festa ad una storia di migrazione forzata! Non é forse un paradosso?

É una questione di punti di vista.

Molti dei presenti qui hanno vissuto al campo di Tel Abbas nello stesso campo di Badheea. Hanno vissuto insieme. Hanno ritenuto che la vita di Badheea valesse quanto la loro. Come dice Badheea: abbiamo pianto e riso insieme.

Telabbas é uno dei tanti campi profughi del nord del Libano, a 4 chilometri dal confine con la Siria. La prima volta che ci sono stato era giugno del 2015. Mi hanno accolto. Mi hanno dato un materasso su cui dormire e abbiamo mangiato insieme. Mi hanno dato un nome nuovo. Per loro sono AbuRic, Il papà di Riccardo. Mi hanno ricordato chi sono.

Io per parte mia avevo bisogno di sostituire con dei nomi e con dei volti i numeri della migrazione. Le statistiche disumanizzano. Servono, ma i numeri rischiano di mettere distanza. Quante morti sono tollerabili? Dopo quanti morti in mare diremo basta? Dopo quanti torturati in Libia? La domanda é antica ma ancora forse stiamo cercando una risposta.

La condivisione dei corpi civili di pace dell’operazione colomba e il corridoio umanitario sono una risposta nuova a quella antica domanda. Se quei numeri sono persone, se la mia vita vale la loro, se ne conosco i nomi e le storie, se mi hanno dato un nome nuovo, se abbiamo pianto e riso insieme, nessun numero é tollerabile, nessuna morte sopportabile.

Si può e si deve far festa. Perché conosciamo ciò che hanno lasciato e conosciamo ciò che aspettano. Perché questa storia é una storia di un incontro, di persone che hanno intrecciato i loro destini, di persone che su sponde diverse si sono venute incontro.

É la storia, quella di Badheea, di una donna che ha custodito la speranza, che si é messa sulle spalle il destino della propria famiglia. Che é scesa per prima nell’inferno, che riconosce la paura nel cuore dei propri nipoti, che accoglie. Che sogna di tornare i. Siria da dove, come dice lei, anche il vento le urla di tornare.
«Sono Homs, la mia città: Homs la bella, Homs la libera; sono la madre di tutti i figli morti in guerra, la moglie di ogni uomo che non tornerà più a casa»

L’esperienza dei corridoi é da raccontare, mi sono detto, ma per farlo dev’essere Badheea a raccontare. Questioni di punti di vista.

La copertina del libro la ritrae con un bambino sulle spalle. Mi piace pensare che quel bambino sono tutti i bambini del mondo che tante Badheea si mettono sulle spalle. C’é un mare da attraversare, che é anche metaforico. É la nostra umanità che deve attraversare un mare in cui tutti rischiamo di affondare .

Vengono in mente le parole di Alex Langer.

«Perché mi rivolgo a te? Perché penso che oggi in molti siamo in una situazione simile alla tua e che la traversata che ci sta davanti richieda forze impari, non diversamente da come a te doveva sembrare il tuo compito in quella notte, tanto da dubitare di farcela. E che la tua avventura possa essere una parabola di quella che sta dinnanzi a noi».
San Cristoforo: uomo grande e forte prende sulle sue spalle un piccolo bambino e lo aiuta ad attraversare un fiume in piena. Siamo davvero, oggi come allora, di fronte a questo fiume in piena che travolge e inghiotte.

Un giorno, quando rileggeremo il presente con gli occhi della storia, qualcuno, forse i miei figli, mi domanderà cosa ho fatto in questo tempo così segnato? É importante avere una risposta. Sarebbe terribile non avere una risposta.
Molte persone qui una risposta ce l’avranno…. potranno raccontare dei loro piedi che hanno camminato accanto a quelli di BADHEEA.

Ad ognuno di loro il libro é con gratitudine dedicato


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