Pubblicato da: mattiacivico | 17 luglio 2017

Salta (per ora) lo ius soli: chissenefrega dei “figli degli altri”!

Ad esser forti con i deboli sono capaci tutti!

Salta (per ora) lo ius soli: quella norma che dovrebbe consentire a chi, pur avendo genitori stranieri, nasce e vive da sempre in Italia. Una norma che riguarda circa ottocento mila minori che qualcuno si ostina a chiamare stranieri ma che non lo sono, perché sono nati e cresciuti nel nostro Paese, insieme ai nostri figli e non hanno conosciuto un’altra Patria se non questa. Perché è importante per ognuno sapere a chi si appartiene. Permettere che vi sia una generazione di ragazzini senza Patria, senza senso di comunità, con la percezione di essere diversi, è l’esatto contrario di quello che dovremmo fare.

Ma si sa: è facile essere forti con i deboli. Chi protesterà, chi difenderà le loro ragioni? I loro diritti possono attendere……

Oggi è stata umiliata una speranza. La speranza di vedere riconosciuta la coerenza fra ciò che si è e ciò che ti viene detto che sei.

Per essere chiari: il provvedimento in discussione al Senato intendeva introdurre due nuove fattispecie per il riconoscimento della cittadinanza: il cosiddetto “ius soli temperato”, che riconosce cittadinanza a minori nati in Italia con almeno un genitore con permesso di soggiorno di lunga durata e legalmente residente in Italia da almeno cinque anni e lo “ius culturae” per il quale possono ottenere la cittadinanza i minori stranieri nati in Italia, o entrati entro il 12esimo anno, che abbiano “frequentato regolarmente per almeno cinque anni uno o più cicli presso istituti scolastici del sistema nazionale, o percorsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali”.

Non stiamo parlando dei “figli di domani”, quelli degli stranieri sbarcati oggi. Stiamo parlando dei “figli degli altri”, di quelli che già oggi siedono a scuola nel banco accanto ai “nostri”, che fanno merenda e giocano con i nostri figli. Sono quelli a cui abbiamo il dovere di dire che la loro percezione di essere Italiani è giusta, è vera. Che anche loro hanno una terra a cui appartengono ed è questa.

A te, caro senatore, che oggi rivendichi con orgoglio il risultato di aver fermato la norma, dico con rabbia e delusione che non vi è ragione di essere orgogliosi: non è difficile e non vi è dunque alcun merito nell’accarezzare le pance, indirizzare le vele verso dove soffia il vento. Ma forse avrai fatto i tuoi calcoli. E allora segna pure. Meno uno.


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