Pubblicato da: mattiacivico | 26 luglio 2017

Vigili del Fuoco: il codice etico legittima il conflitto di interesse?

vvffIl 25 luglio ho depositato una interrogazione al fine di sollevare una questione che ritengo importante: il codice etico dei Vigili del Fuoco, così come redatto attualmente, non previene il conflitto di interesse. Lo legittima. Il volontariato pompieristico merita di avere un codice etico chiaro e degno di questo nome. Per rispetto innanzitutto di oltre 5.000 volontari!

 

Più di due anni e mezzo fa, durante la sessione di bilancio nel dicembre del 2014, è stata posto all’attenzione del Consiglio Provinciale di Trento la necessità di dotare i Vigili del Fuoco e più in generale il sistema di protezione civile, di un codice etico, per regolare i casi di incompatibilità, come peraltro avviene già da molto tempo a livello nazionale (articolo 8 del DPR 76 del 2004), e per prevenire potenziali conflitti di interesse.

Inopportuno, si sostenne, che chi ricopre ruolo apicali nelle organizzazioni di volontariato, e ha dunque potere decisionale e di commissionare incarichi o affidare lavori, sia esso stesso titolare di studi professionali di progettazione, di aziende che operano nell’ambito della sicurezza e dell’antincendio.

Evidente il rischio di una, magari in buona fede, commistione di interessi. Il tema suscitò preoccupazioni da parte dell’allora vertice della Federazione e di qualche comandante ed ispettore: l’assessore Mellarini propose una mediazione, con un emendamento approvato in Consiglio che quindi fissò un percorso con obiettivi e tempi:

“Le predette strutture operative mediante codici di autoregolamentazione definiscono le modalità per evitare potenziali conflitti di interesse in capo ai propri componenti, con riferimento ad attività o valutazioni che siano direttamente o immediatamente correlate con specifici interessi del componente. I codici sono adottati entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge”

Nulla si è mosso per molti mesi. Ben di più dei sei previsti dalla norma.

In seguito alle dimissioni del Presidente della Federazione dei Vigili del Fuoco Volontari, la Giunta Provinciale, con delibera 1243 del 22 luglio 2016, ha nominato una commissione tecnica composta da tre ispettori e da tre comandanti dei VVFF volontari e coordinata da R.B dirigente in quiescenza. Tale gruppo di lavoro, dopo mesi di approfondimento e di incontri sul territorio, ha redatto una ipotesi di statuto e di codice etico.

Ad inizio maggio 2017 di quest’anno la commissione, alla presenza dell’Assessore competente, ha dunque proposto all’assemblea dei vigili del fuoco volontari un articolato di codice etico e l’assemblea della Federazione provinciale dei Vigili del Fuoco, composta dai destinatari delle norme che il codice etico ha introdotto, lo ha approvato.

Era dicembre 2014. Siamo a maggio 2017. Dovevano bastare sei mesi, ce ne sono voluti trenta. Ma non è questo il punto.

La formulazione finale è questa (articolo 5 comma 2):

“Il Comandante di un corpo, l’Ispettore di una Unione distrettuale o il Presidente della federazione che, nell’espletamento delle loro rispettive funzioni istituzionali, conferiscano un incarico retribuito ovvero ordinino una fornitura di beni o servizi a titolo oneroso non possono loro stessi o loro parenti o affini fino al secondo grado l’incarico o l’ordine di fornitura a meno che ciò non comporti una minore spesa complessiva per il Corpo/Unione/Federazione, da documentare mediante i confronti di prezzi o di convenienza effettuati. Sono fatte salve le attività in situazione di emergenza.”

Tradotto: il presidente che progetta caserme, l’ispettore che vende estintori, il comandante che allestisce mezzi di soccorso, possono tranquillamente continuare a ricoprire il loro ruolo apicale ed eventualmente anche auto-attribuirsi incarichi professionali o commesse di lavoro a patto che facciano un piccolo sconto.

Si tratta evidentemente di una norma, così redatta, oltre che inefficace, dannosa, perché invece di indicare incompatibilità o comportamenti da assumere in caso di conflitto di interesse, semplicemente li legittima.

La Giunta Provinciale, nella seduta del 19 maggio a.c., con delibera 789, ha approvato lo Statuto, ma ha ritenuto di non approvare il codice etico dando mandato all’assessore competente di sollecitare la Federazione ad apportare opportune modifiche.

E’ evidente che il codice etico così redatto non garantisce nulla e nessuno rispetto a potenziali conflitti di interessi e anzi di fatto lo legittima. Chiaramente un codice etico di questo tenore non può fissare il perimetro accettabile entro il quale, per esempio, individuare i nuovi vertici della Federazione. E’ necessario e a questo punto urgente che la politica e il mondo del volontariato diano chiari segnali di trasparenza e garanzia di correttezza.

All’inizio di questo lungo percorso si era consensualmente deciso di soprassedere sulla via legislativa e di promuovere un percorso “dal basso”, che coinvolgesse in prima persona la Federazione. Visti i risultati pare evidente che tale strada ha portato ad un risultato inaccettabile e pertanto pare urgente che il Consiglio Provinciale si assuma la responsabilità di fissare principi e criteri per legge.

Tanto premesso

chiedo al Presidente della Provincia e all’assessore competente

1) se non ritengano l’articolo 5 del codice etico proposto dalla commissione istituita con delibera di Giunta e approvato dall’Assemblea della Federazione palesemente inefficace dal punto di vista degli obiettivi che dovrebbe avere un codice etico, ovvero (se non altro) prevenire situazioni di conflitto di interesse;

2) quali iniziative sono state assunte al fine di sollecitare la Federazione ad apportare le opportune modifiche;

3) se non ritengano opportuno mettere in campo ogni iniziativa al fine di scongiurare il fatto che i vertici della Federazione (di prossima nomina) costituiscano e riproducano situazioni di evidente potenziale conflitto di interesse.

 

o fa, durante la sessione di bilancio nel dicembre del 2014, è stata posto all’attenzione del Consiglio Provinciale di Trento la necessità di dotare i Vigili del Fuoco e più in generale il sistema di protezione civile, di un codice etico, per regolare i casi di incompatibilità, come peraltro avviene già da molto tempo a livello nazionale (articolo 8 del DPR 76 del 2004), e per prevenire potenziali conflitti di interesse.

Inopportuno, si sostenne, che chi ricopre ruolo apicali nelle organizzazioni di volontariato, e ha dunque potere decisionale e di commissionare incarichi o affidare lavori, sia esso stesso titolare di studi professionali di progettazione, di aziende che operano nell’ambito della sicurezza e dell’antincendio.

Evidente il rischio di una, magari in buona fede, commistione di interessi. Il tema suscitò preoccupazioni da parte dell’allora vertice della Federazione e di qualche comandante ed ispettore: l’assessore Mellarini propose una mediazione, con un emendamento approvato in Consiglio che quindi fissò un percorso con obiettivi e tempi:

“Le predette strutture operative mediante codici di autoregolamentazione definiscono le modalità per evitare potenziali conflitti di interesse in capo ai propri componenti, con riferimento ad attività o valutazioni che siano direttamente o immediatamente correlate con specifici interessi del componente. I codici sono adottati entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge”

Nulla si è mosso per molti mesi. Ben di più dei sei previsti dalla norma.

In seguito alle dimissioni del Presidente della Federazione dei Vigili del Fuoco Volontari, la Giunta Provinciale, con delibera 1243 del 22 luglio 2016, ha nominato una commissione tecnica composta da tre ispettori e da tre comandanti dei VVFF volontari e coordinata da R.B dirigente in quiescenza. Tale gruppo di lavoro, dopo mesi di approfondimento e di incontri sul territorio, ha redatto una ipotesi di statuto e di codice etico.

Ad inizio maggio 2017 di quest’anno la commissione, alla presenza dell’Assessore competente, ha dunque proposto all’assemblea dei vigili del fuoco volontari un articolato di codice etico e l’assemblea della Federazione provinciale dei Vigili del Fuoco, composta dai destinatari delle norme che il codice etico ha introdotto, lo ha approvato.

Era dicembre 2014. Siamo a maggio 2017. Dovevano bastare sei mesi, ce ne sono voluti trenta. Ma non è questo il punto.

La formulazione finale è questa (articolo 5 comma 2):

“Il Comandante di un corpo, l’Ispettore di una Unione distrettuale o il Presidente della federazione che, nell’espletamento delle loro rispettive funzioni istituzionali, conferiscano un incarico retribuito ovvero ordinino una fornitura di beni o servizi a titolo oneroso non possono loro stessi o loro parenti o affini fino al secondo grado l’incarico o l’ordine di fornitura a meno che ciò non comporti una minore spesa complessiva per il Corpo/Unione/Federazione, da documentare mediante i confronti di prezzi o di convenienza effettuati. Sono fatte salve le attività in situazione di emergenza.”

Tradotto: il presidente che progetta caserme, l’ispettore che vende estintori, il comandante che allestisce mezzi di soccorso, possono tranquillamente continuare a ricoprire il loro ruolo apicale ed eventualmente anche auto-attribuirsi incarichi professionali o commesse di lavoro a patto che facciano un piccolo sconto.

Si tratta evidentemente di una norma, così redatta, oltre che inefficace, dannosa, perché invece di indicare incompatibilità o comportamenti da assumere in caso di conflitto di interesse, semplicemente li legittima.

La Giunta Provinciale, nella seduta del 19 maggio a.c., con delibera 789, ha approvato lo Statuto, ma ha ritenuto di non approvare il codice etico dando mandato all’assessore competente di sollecitare la Federazione ad apportare opportune modifiche.

E’ evidente che il codice etico così redatto non garantisce nulla e nessuno rispetto a potenziali conflitti di interessi e anzi di fatto lo legittima. Chiaramente un codice etico di questo tenore non può fissare il perimetro accettabile entro il quale, per esempio, individuare i nuovi vertici della Federazione. E’ necessario e a questo punto urgente che la politica e il mondo del volontariato diano chiari segnali di trasparenza e garanzia di correttezza.

All’inizio di questo lungo percorso si era consensualmente deciso di soprassedere sulla via legislativa e di promuovere un percorso “dal basso”, che coinvolgesse in prima persona la Federazione. Visti i risultati pare evidente che tale strada ha portato ad un risultato inaccettabile e pertanto pare urgente che il Consiglio Provinciale si assuma la responsabilità di fissare principi e criteri per legge.

 

Tanto premesso

 

chiedo al Presidente della Provincia e all’assessore competente

 

1) se non ritengano l’articolo 5 del codice etico proposto dalla commissione istituita con delibera di Giunta e approvato dall’Assemblea della Federazione palesemente inefficace dal punto di vista degli obiettivi che dovrebbe avere un codice etico, ovvero (se non altro) prevenire situazioni di conflitto di interesse;

2) quali iniziative sono state assunte al fine di sollecitare la Federazione ad apportare le opportune modifiche;

3) se non ritengano opportuno mettere in campo ogni iniziativa al fine di scongiurare il fatto che i vertici della Federazione (di prossima nomina) costituiscano e riproducano situazioni di evidente potenziale conflitto di interesse.

 


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