Pubblicato da: mattiacivico | 16 settembre 2017

Spreco alimentare: legge provinciale

IMG_2528.JPGIntervento pubblicato da l’Adige il 15 settembre 2017

 

Le dimensioni dello spreco alimentare sono enormi. La FAO (l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) certifica in 1,3 miliardi di tonnellate la quantità di cibo che ogni anno viene scartato; sia nella fase di raccolta e trasformazione delle materie prima, sia nella fase di grande e piccola distribuzione, fino a riguardare anche ciò che accade nelle nostre case. Europa e Italia non sono esenti da questo fenomeno: nel nostro Paese finiscono tra i rifiuti quasi 9 milioni di tonnellate di prodotti alimentari, cibo che basterebbe a sfamare 44 milioni di persone. Il valore economico che finisce in discarica é pari a 37 miliardi di euro. 450 euro per ogni famiglia.
Questi dati pongono in luce evidenti paradossi e contraddizioni. Innazitutto vi é una questione di giustizia sociale: lo spreco da un lato corrisponde alla mancanza di beni di primaria necessità per milioni di persone. Non é più ammissibile che vi sia una parte di mondo in cui tutto abbonda e un’altra (anche geograficamente coincidente) che soffre la fame. Riflettere su questo tema é davvero urgente. Inoltre, su un altro piano, la riflessione va affrontata anche riguardo alla sostenibilità ambientale: gli alimenti scartati sono stati raccolti, trasformati e distribuiti e ogni passaggio di questa filiera ha richiesto lavoro ed energia per essere realizzato. Lo spreco delle risorse naturali e la connessa produzione di Co2 e di inquinamento sono fra le prime cause del cambiamento climatico e dell’incremento di malattie respiratorie.
La redistribuzione delle eccedenze alimentari é dunque un atto di giustizia sociale e un atto di rispetto per l’ambiente, la salute e il lavoro dell’uomo.
Lo scorso anno il Parlamento Italiano ha legiferato per promuovere e sostenere azioni che contrastino la cultura dello spreco e favoriscano il recupero del potenziale scarto. Anche il Consiglio Provinciale ha recentemente approvato un testo che ha unificato tre proposte legislative su iniziativa comune di Chiara Avanzo, Walter Viola e del sottoscritto.
É noto che nel nostro territorio da tempo sono in essere iniziative positive nate nel mondo del volontariato, Banco Alimentare e Trentino Solidale ne sono due virtuose espressioni, per agire concretamente per la redistribuzione delle eccedenze alimentari. E beneficiano di questo prezioso lavoro non solo le mense dei poveri, ma anche singole famiglie che si trovano a fare i conti con difficoltà economiche piu o meno temporanee.
La politica dunque in questa occasione ha avuto la capacità di osservare e sostenere: onestamente non ci siamo inventati nulla di nuovo, ma abbiamo inteso sostenere e promuovere le risposte che la comunità, oggi in collaborazione anche con i servizi sociali di territorio, ha già da tempo saputo auto-organizzare. Un processo a mio avviso virtuoso, perché anche oggi, come in passato, molte risposte alle crisi che ci sono, si trovano nella stessa comunità. E il compito della politica a volte é anche solo quello di saper raccogliere e mettere a sistema, favorendo coordinamento e mettendo a disposizione qualche risorsa per facilitare il compito delle organizzazioni di volontariato.
C’é poi evidentemente il piano della prevenzione della produzione dello spreco lungo le filiere produttive e lo strategico obiettivo di educare ad una alimentazione sana, equilibrata e giustamente dimensionata. Obiettivi questi ultimi tra l’altro contenuti anche nel piano della salute provinciale. Con la norma recentemente approvata dal Consiglio Provinciale di Trento (all’unanimità) abbiamo dunque a disposizione della comunità qualche strumento in più: per incentivare le imprese agricole e di trasformazione e distribuzione alimentare a ridurre la perdita di cibo lungo il processo produttivo, per sostenere le realtà che si fanno carico della raccolta e redistribuzione delle eccedenze e per promuovere con più efefficaci percorsi di educazione alimentare.
Se pensiamo alle macro dimensioni del fenomeno é certamente insufficiente, ma sono convinto sia un importante segnale in controtendenza. E ve n’é davvero urgenza: per giustizia sociale ed ambientale innanzitutto.


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