Pubblicato da: mattiacivico | 22 dicembre 2016

Auguri polverosi

mariaIl mio presepe ha le statuine di legno belle e lucide. Ogni anno le tolgo dalla scatola, con un panno le pulisco dalla polvere e le ripongo, ferme ed immobili, nella stessa posizione dell’anno precedente. Mi piace l’ordine e il rispetto della tradizione.

C’è il pastore con l’agnello sulle spalle, il ragazzo che suona il flauto, la donna che prende l’acqua al pozzo. C’è la sacra famiglia con l’asino e il bue. Ci sono tutti. A ricordare un tempo che si ripete. Nel mio presepe sempre uguale.

Certo che all’epoca dei fatti ci dev’essere stato invece un bel po’ di movimento. Non certo l’immobilismo lucido del mio presepe..

Cammina Maria per prima: l’Angelo Gabriele le fa visita, le annuncia che aspetterà un bambino e lei nel dire il suo fiducioso “eccomi”, invece che mettersi a riposo, si mette a camminare. Percorre 120 km da Nazareth fino alla casa di sua cugina Elisabetta ad Ein Karem. Andata e ritorno. Dice “eccomi” e si mette in cammino per andare ad aiutare Elisabetta.  

Cammina Giuseppe che parte con lei e l’asino da Nazareth in Galilea, fino a Betlemme in Giudea, per andare a censire la propria famiglia. 160 chilometri.

Camminano i Magi partiti dall’Oriente, c’è chi dice dalla Persia, seguendo la coda di una stella fino a Betlemme. Migliaia di chilometri. Sanno che deve nascere il Salvatore e si mettono in cammino.

Camminano i pastori, attirati da un vagito proveniente da una stalla. Lasciano il pascolo e si avvicinano a quel mistero, seguiti dalle loro pecore.

Tutti si mettono in cammino.

Chissà che polverone avranno sollevato tutte queste persone in cammino.

Anche quest’anno ho fatto il presepe, ma non ho tolto la polvere dalle statuine. A ricordarmi che il Natale è una storia di gente che cammina, per andare incontro alla cosa più umile e fragile che c’è. Un bambino nato in una stalla. La buona notizia si ripete. Che il Natale ci trovi in cammino insieme alla gente che cammina. Buon natale polveroso!

Pubblicato da: mattiacivico | 16 dicembre 2016

Garante dei detenuti: basta alla politica dello struzzo!

le maniOggi il giornale l’Adige riporta brevi stralci della lunga ed approfondita relazione del Garante dei detenuti nazionale. dott. Mauro Palma, redatta a seguito delle due visite ispettive a Trento svolte ad inizio estate (qui il testo completo scaricabile dal sito del garante nazionale).

Come presidente della Prima Commissione legislativa avevo invitato la prima volta il dottor Palma a Trento nel maggio di quest’anno, affinché si esprimesse sulla necessità o meno di istituire la figura del garante dei detenuti anche nella nostra provincia.

La rappresentazione che emerge dalla sua relazione è agghiacciante.

Il garante nazionale, nella parte dedicata al carcere di Trento (da pagina 52 a pagina 66 del suo documento)  riporta di aver raccolto le dichiarazioni di detenuti secondo le quali avrebbero subito percosse. Individua, su segnalazioni diverse e convergenti, la cella dove sarebbero avvenute queste percosse. Riporta di tracce di colore scuro sul muro dicendo che il personale presente lo avrebbe riferito a atti di autolesionismo (e se così fosse sarebbe comunque un dato impressionante e a fronte del quale ci dovrebbero essere i relativi riscontri). Riporta la presenza di ratti a segnalare una situazione igienica piuttosto precaria. Riporta di un clima interno che vedrebbe nell’empatia e nella promozione delle risorse dei detenuti più un problema che una risorsa. Riporta infine una preoccupante distanza nei dati tra personale necessario e personale effettivamente in organico (da 214 ad effettivi 116, di cui solo 92 per coprire i turni… più di cento operatori in meno!!!)

Vi è l’urgenza di fare massima chiarezza su quanto denunciato.

Perché sarebbe inaccettabile per una struttura, una istituzione, che ha come compito primario la rieducazione e il recupero alla piena dignità  e legalità dei detenuti, tollerare tali sistemi e trattamenti. Lo chiedo per i detenuti ma anche per gli operatori che quotidianamente varcano i cancelli positivamente motivati.

Spetta ad altri poteri l’accertamento della verità circa queste denunce ed altri hanno certamente il compito di dare seguito alle molte raccomandazioni contenute nel rapporto.

Ma le responsabilità non sono solo sempre di altri. Anche la Provincia e il Consiglio Provinciale ha le proprie. Se se le vuole assumere.

La nostra provincia ha investito ingenti risorse per garantire  spazi vivibili e dignitosi per detenuti e operatori della giustizia. Il nuovo carcere è costato più di 120 milioni di euro. Non può essere quel contenitore il luogo della negazione della dignità e dei fondamentali diritti. La questione non è di competenza esclusiva dello Stato. Ci riguarda come istituzioni e come cittadini. Dobbiamo investire maggiormente in progetti riabilitativi. Dobbiamo costruire maggiore alleanza tra carcere e territorio. Dobbiamo dotarci di strumenti di garanzia affinché non possano mai esservi dubbi come quelli sollevati dal garante nazionale.

Abbiamo il dovere di accompagnare quotidianamente la comunità carceraria nella costruzione fedele di prospettive di umanizzazione. Dobbiamo assumerci la responsabilità di superare la logica dell’Istituzione Totale, dove chi è fuori non è a conoscenza e dunque non è responsabile di ciò che accade dentro. Questo presupposto è sempre anticipatore di dinamiche violente e di oppressione. Dobbiamo partire dalla convinzione profonda che ogni persona, anche quella che ha sbagliato (o che è in  attesa di accertamenti), conserva intatto il diritto ad essere trattato con dignità e umanità. Fuori da questo schema non vi è recupero ma recidiva. E dunque, dico sommessamente tra l’altro, conviene proprio a tutta la comunità investire nell’umanità di queste persone.

La politica ha spero a brevissimo un appuntamento rispetto al quale può chiarire la propria posizione. Guardare in faccia i problemi, affrontarli insieme quotidianamente con ulteriori strumenti di garanzia e di accompagnamento mettendo chi lavora in carcere di lavorarci nelle condizioni ottimali, o nascondere la testa sotto la sabbia, alzare le spalle e aspettare che altri risolvano le criticità.

Forse dopo otto anni di dibattito e di veti incrociati, di atteggiamenti pilateschi, sulla figura del garante è venuto il tempo di prendere chiara posizione.

Pubblicato da: mattiacivico | 22 novembre 2016

Stralcio dei garanti: sui diritti non si taglia

dirittiIL PRESIDENTE DORIGATTI HA STRALCIATO L’ARTICOLO CHE PREVEDE L’ISTITUZIONE DELLA FIGURA DEL GARANTE DEI DETENUTI E DEL GARANTE DEI MINORI

Apprendo che il Presidente del Consiglio Proviunciale di Trento ha deciso di dichiarare l’inammissibilità dell’articolo che prevedeva l’istituzione della figura del garante dei detenuti e dei minori.

Questa è una facoltà e una responsabilità che spetta tutta al Presidente del Consiglio e non intendo mettere in discussione tale decisione per sua natura “insindacabile”: per rispetto delle istituzioni e nello specifico del Consiglio. Della maggioranza a cui appartengo e della minoranza.

Non posso però astenermi dal dire, col rispetto dovuto, cosa penso a riguardo.

Innanzitutto voglio dare atto alla Giunta e al presidente Rossi di aver accolto il tema e l’opportunità di previsione di tali figure nell’ambito di un atto politico che certamente è quello che maggiormente connota la stessa identità di un governo e di una coalizione. Che è fatta non solo dall’allocazione delle risorse di cui disponiamo, ma anche dagli ideali che ci muovono.

L’inserimento nella legge di stabilità costituisce pertanto dichiarazione politicamente forte e vincolante sul fatto che si intende dare massimo sostegno all’istituzioni di tali figure di garanzia, in coerenza con l’impegno a coniugare concretamente sviluppo, buona amministrazione, innovazione con lo sforzo all’ inclusione, attenzione ai più fragili e pieno riconoscimento dei diritti fondamentali.

Ciò per me non è per nulla secondario, ma costituisce esattamente il motivo per cui mi riconosco nel centrosinistra-autonomista.

Mi pare però che, se tali norme che riguardano i diritti fondamentali non possono essere incluse, come il presidente Dorigatti ha evidenziato con lo stralcio, nella norma di stabilità, allora lo stesso presidente del Consiglio, l’ufficio di presidenza del Consiglio Provinciale, la conferenza dei Capigruppo dovrebbero farsi carico di garantire piena agibilità d’aula nella discussione di tali tematiche. Il rispetto rigoroso delle regole d’aula non può essere il bavaglio alle idee di nessuno.

Passa altrimenti il principio che il Consiglio legifera e orienta l’azione della giunta solo su questioni su cui c’é “larga intesa” e sulle quali c’è dunque ampia e trasversale convergenza. Ma allora, mi si permetta, sarebbe lecito chiedersi, a livello consiliare, se esiste o meno una maggioranza. Non si può assistere passivamente e con rassegnazione al fatto che la minoranza ha un evidente diritto di veto su temi non graditi: è già stato così ed è tutt’ora così.

Da otto anni il tema degli organismi di garanzia per minori e detenuti è all’attenzione del Consiglio. Da quando il dibattito a livello nazionale era appena accennato. Dopo otto anni siamo al punto che tali figure sono previste nella maggioranza delle regioni italiane, esistono dei riferimenti nazionali, ma la nostra Provincia non sarà in quella sede rappresentata. E’ cpsì diventiamo periferia. Abbiamo ben speso 120 milioni di euro per costruire un carcere moderno, ma facciamo fatica a prevedere strumenti di garanzia universalmente riconosciuti come utili. Attenti alla scatole e forse meno ai suoi contenuti?

Accolgo con disciplina le decisioni del Presidente, mi aspetto però che vi sia la stessa tempestiva solerzia e quindi efficacia nel garantire un clima d’aula che consenta la serena discussione e infine la votazione di tutti gli atti, anche quelli che afferiscono alla sfera dei diritti civili. Non è stato così con il ddl omofobia, mi auguro che così invece possa essere con minori e detenuti. Credo che compito di chi governa l’aula consiliare sia anche questo e non solo la puntuale e asettica applicazione di un regolamento.

Nel confermare speranza e ottimismo,

Cordialmente

Mattia Civico

Pubblicato da: mattiacivico | 2 novembre 2016

L’accoglienza della gente di montagna

ex-voto-casa-brucia(pubblicato su Il Trentino, 2 novembre 2016)

Quanto accaduto recentemente a Soraga, il tentativo di dare alle fiamme una casa destinata all’accoglienza dei richiedenti asilo, non è stato solo un atto violento contro trenta migranti, ma un attentato ai valori della nostra comunità.

Se c’è una cosa di cui possiamo andare fieri e che rende davvero speciale il nostro territorio, è quella che potremmo chiamare in estrema sintesi la “cultura di montagna”. Quella che vede la fatica come presupposto di ogni successo, che trova nella coesione la forza di una comunità, che suggerisce di badare alle cose importanti, che impone rispetto per la natura perché con essa ci convive profondamente. E, sopra ogni cosa, quella che, in caso di bisogno, ci fa correre a dare una mano.

Se la nostra protezione civile è presente ad Amatrice, se è riconosciuta in tutto il Paese come una eccellenza, se ne possiamo dunque essere fieri, non è un caso. La nostra storia racconta di una comunità che, quando la casa di qualcuno brucia, si attiva per spegnere il fuoco e proteggere le vittime. E’ sempre stato così, soprattutto nei paesi di montagna. L’attenzione a chi ci vive vicino, la capacità di sostenere chi è più fragile, accorgerci delle fatiche che ci affiancano, proteggere il più debole –in una parola potremmo ben dire “cooperare”- ha di fatto garantito non solo la sopravvivenza ma anche il benessere dei nostri territori di montagna.

I fatti di Soraga ci devono preoccupare dunque non solo per la violenza “mafiosa” ed intimidatoria che è stata messa in campo, ma soprattutto per il rischio che sia minato alla base uno dei capisaldi della nostra comunità: la capacità di mettere in protezione e dunque in salvo chi fugge dalla casa in fiamme. Non è in gioco la sopravvivenza di quei trenta migranti (loro il peggio lo hanno già passato, sono già dei sopravvissuti!), ma la nostra stessa umanità, la nostra identità, la nostra fierezza di persone che amano il proprio territorio e la propria comunità.

In tema di migranti spesso si parla di accoglienza e di integrazione. E penso sia giusto e nobile puntare a questi obiettivi. Credo però che prima di accoglienza e integrazione sia oggi necessario ed urgente attivare il sentimento della protezione. Chi è in pericolo, ancor prima che accolto ed integrato, va protetto.  Non può essere lasciato davanti all’uscio chi cerca salvezza. E non importa se la sua fuga è originata dalla guerra o dalla fame. A pari condizioni ognuno di noi si metterebbe in marcia!

Dunque il punto oggi è questo. La casa del nostro vicino brucia. Ci chiede protezione. Sappiamo bene che è nostro dovere, verso noi stessi innanzitutto, aprire la porta. Sappiamo bene che chiuderci in un recinto sempre più fortificato ci renderà aridi e più soli. Sappiamo bene, tra l’altro, che se non apriamo la nostra porta, rischierà di bruciare anche il nostro fienile.

E’ urgente che la nostra comunità dia in questo senso segnali chiari ed inequivocabili. Che ogni comune del nostro territorio faccia la propria parte. Che ognuno di noi faccia la propria parte. E chi pensa di dividere con l’odio, fomentando violenza e diffidenza, chi strumentalizza per ragioni di consenso, chi invita a chiudere le porte, sia, nel senso evocato da don Milani, il nostro straniero. Perché noi non ragioniamo così: noi siamo gente di montagna.

Pubblicato da: mattiacivico | 15 settembre 2016

se non é solidale non é economia

imageL’economia solidale é ormai un settore e una sensibilità importante e portante del nostro sistema economico. Sono in evidente crescita e diffusione le attività economiche che mettono al centro la mobilità sostenibile ed il turismo responsabile, il commercio equo e solidale, il consumo critico, la finanza etica, la filiera corta e la produzione biologica, l’edilizia sostenibile, il software libero, il riuso, il riciclo e lo scambio locale, il welfare di comunità.

Sono passati sei anni da quando con il collega Giorgio Lunelli abbiamo promosso il disegno di legge che, approvato dal consiglio provinciale, ha dato spazio e cornice a questo ambito. E sono stati anni in cui in molti hanno messo energia e creatività affinché la norma non rimanesse solo sulla carta.

Sono cambiate molte cose, soprattutto dal punto di vista culturale e ne abbiamo avuto conferma anche nelle parole del presidente della BCE Mario Draghi pronunciate a Trento in occasione della consegna del premio De Gasperi. L’economia insieme alla politica ha il dovere di promuovere equità. Non vi é coesione sociale e non vi é integrazione se permangono condizioni di povertà e disuguaglianza tra cittadini. Sono considerazioni che sei anni fa non abbiamo sentito in maniera così chiara e ampiamente condivisa.

Se questo é l’orizzonte imminente verso il quale dobbiamo sempre più convintamente procedere, é evidente che l’economia solidale assume un ruolo centrale, culturale e politico perché mette al centro le relazioni e il capitale sociale. La crescita dunque non del singolo, ma della collettività. É una economia che racconta una visione di comunità, che si interroga sulla qualità del prodotto e sul suo prezzo, ma anche e prioritariamente della ricaduta che l’attività economica ha sulla collettività in generale. E parallelamente, nel momento dell’acquisto, sta crescendo sempre più l’importanza che viene attribuita alle variabili sociali, ambientali, culturali

L’economia solidale è per prima cosa un movimento culturale, che favorisce la consapevolezza del cittadino che acquistando un prodotto rispetto ad un altro fa una scelta di valenza collettiva: esprime -per dirla con le parole del professor Becchetti- un “voto nel portafoglio”.

La norma provinciale aveva ed ha però una ambizione più ampia. Non tanto quella di sostenere una nicchia di mercato o di aiutare pochi e utopici operatori economici, ma di porre all’attenzione di tutta l’economia il fatto che condivide con la politica una grande responsabilità: quella di promuovere eguaglianza e benessere (ampiamente inteso) tra i cittadini.

In un suggestivo libro intitolato “La democrazia a rischio di usura”, Jean Francoise Mahlerbe, docente di filosofia Morale presso l’Université Laval (Quebec) e professore straordinario l’Università degli Studi di Trento, ci ricordava cosa è in fondo l’economia.

“Il greco antico ci indica ciò che le nostre abitudini mentali celano, abitudini che troppo spesso sostituiscono in noi il pensiero. Oîkos è la casa, la dimora, il luogo in cui ci si sente a casa propria»; nómos può indicare la ripartizione, l’equità (e, come significato derivativo, la «legge» che regola le ripartizioni eque). L’economia è, quindi, in senso etimologico, «l’equità, la corretta ripartizione dentro la dimora» o ancora «gli usi e i costumi che è necessario rispettare per vivere insieme armonicamente dentro la casa»

Riconoscere e sostenere i principi dell’economia solidale, sostenere le realtà che si fanno promotrici della diffusione di pratiche a vantaggio sociale ed ambientale, significa riconoscere all’economia tutta il compito di prendersi cura della casa, nostra e di tutti, cioè della comunità.

A ben vedere dovremmo dire semplicemente che se non é solidale non è economia. Facciamo che sia ogni giorno sempre più così.

Buona giornata dell’economia solidale.

Pubblicato da: mattiacivico | 22 luglio 2016

Dentisti privati? Nessun passo indietro sulla legge 22!

matteo boatoLa stampa riporta ormai da giorni l’intenzione (sbandierata dai vertici Cao) da parte dell’assessore Zeni di affidare la prevenzione e la promozione della salute orale agli studi dentistici privati. Sorvolo sul fatto che trovo scorretto o se non altro una caduta di stile che le intenzioni dell’assessore siano annunciate da terzi.
La mia posizione in merito é ben nota all’assessore e al mio gruppo consiliare da tempo: affidare la prevenzione e la promozione della salute orale ai privati non si può fare per alcune semplici ragioni che provo qui a ribadire:

1) la sanità é pubblica. Quando interviene il privato, e lo fa sia chiaro con qualità contribuendo alla missione pubblica, lo fa in regime di convenzionalmente e previo accreditamento. Ovvero mantenendo in capo al pubblico le funzioni di regia, di programmazione e controllo. Questo é il modello della legge 22 sull’odontoiatria che ci viene invidiata nel Paese e che attualmente garantisce cure a 10.000 persone, per lo più minori ed anziani. Questo modello basato sulla collaborazione tra pubblico e privato é stato recentemente confermato anche in tema di psicologia e psicoterapia.

2) la prevenzione e la promozione della salute sono compiti primari ed esclusivi della sanità pubblica. Non é delegabile al privato o al libero professionista, fatta eccezione per le associazioni senza scopo di lucro e non mi risulta che gli studi dentistici siano delle onlus. Lo dice in maniera chiara la norma provinciale all’articolo 3:
1. La promozione della salute è compito primario del servizio sanitario provinciale e di tutti i soggetti che concorrono ad esso. E’ attuata attraverso interventi di informazione e formazione diretti a sostenere la progressiva realizzazione di contesti sociali e culturali favorevoli alla salute e a indurre nei cittadini comportamenti salutari e responsabili.
2. La Provincia riconosce il ruolo delle associazioni di volontariato e degli organismi senza scopo di lucro che diffondono i valori della prevenzione, della cura e della tempestività delle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie, attraverso azioni di sostegno sociale alle persone e altre attività di informazione e assistenza.

3) se vi sono studi privati che intendono concorrere in maniera strutturale alle politiche pubbliche lo facciano chiedendo l’accreditamento e il convenzionalmente, sapendo che ciò comporta tariffe pubbliche e accettazione della regia pubblica.

4) l’igiene orale e la promozione della salute orale sono competenze e dunque mansioni affidate agli igienisti dentali e non agli odontoiatri. Il progetto che vorrebbe affidare invece queste funzioni ai dentisti, presentato dalla Cao ma sottoscritto a quanto mi risulta anche dal direttore di dipartimento (e questo ha dell’incredibile: un direttore di dipartimento che vorrebbe affidare al privato le sue proprie responsabilità lascia senza parole…), apre così a qualche sospetto sulla genuinità e l’improvvisa generositá dei firmatari.

Al netto di tutto ciò, se oggi vi sono studi privati, attualmente non convenzionati, che esprimono la disponibilità di concorrere al dovere pubblico di garantire cure previste dai livelli essenziali e dai livelli aggiuntivi e se il dipartimento del welfare ravvisa che siamo in presenza di nuovi bisogni in tale campo, le strade che si aprono sono a mio parere due:

1) aumentare il finanziamento della legge 22 e contestualmente aprire nuove procedure di accreditamento
2) valutare la possibilità di chiedere ai convenzionati di svolgere attività esclusiva o altamente prevalente, in modo da specificare in maniera ancora più chiara la funzione pubblica svolta, con qualità e ottimi risultati, dagli studi convenzionati.

Affidare pezzi di sanità pubblica al privato fuori da un regime di accreditamento e convenzionamento non si può semplicemente fare. Confido dunque che l’assessore a breve voglia smentire le voci di fronte alle quali fino ad oggi è stato silente

Pubblicato da: mattiacivico | 27 maggio 2016

Appello di Gianni Pittella: fate corridoi umanitari

imageOggi, dopo l’inaugurazione della mostra sui corridoi umanitari, Gianni Pittella, presidente dei socialisti e democratici europei, ha rivolto un appello a tutti i candidati sindaci. Qui di seguito il testo.

 

APPELLO AI CANDIDATI SINDACI: APRITE CORRIDOI UMANITARI PER I MIGRANTI

Cari candidati,

La crisi dei rifugiati ci impone di assumere in prima persona le nostre responsabilità. Il dovere di solidarietà deve tradursi in azioni concrete perché il migliore antidoto alla paura é nella concretezza delle risposte.
In Italia vi sono esperienze esemplari nel campo dell’accoglienza che vanno moltiplicate. A Trento, grazie alla Comunità di Sant’Egidio assieme al Governo Italiano, ai Corpi Civili di Pace di Operazione Colomba e alla Provincia autonoma e Diocesi di Trento è stato realizzato un corridoio umanitario che ha permesso di trasferire in tutta sicurezza decine di famiglie siriane dai campi profughi al Trentino dove ora sono accompagnate in un percorso di integrazione professionale e civile. Questo esempio di successo va sostenuto e vi invito pertanto ad aderire al progetto di corridoio umanitario.
Anche nel nostro Mezzogiorno vi sono casi di eccellenza del bene.
In Calabria, il Comune di Riace ha adottato un progetto di integrazione dei profughi fondato sulla rivitalizzazione del centro urbano. Decine di rifugiati hanno fatto rivivere il paese attraverso attività artigianali. A Trento come a Riace ancora una volta le amministrazioni locali si confermano all’avanguardia nell’accoglienza dei profughi. Per questo ti chiediamo di impegnarti a mettere in pratica almeno una di queste esperienze una volta eletto sindaco. Di fronte all’importanza di questo momento, i comuni italiani possono e debbono fare la differenza.

Pubblicato da: mattiacivico | 25 maggio 2016

AL HAMDULLILAH – Mostra corridoi umanitari

al hamdulillah.png

VENERDI’ 27 MAGGIO 

ORE 10.00 – INAUGURAZIONE 

PALAZZO THUN – TRENTO

VIA BELENZANI 19

 

Inaugurazione mostra con Gianni Pittella, presidente socialisti e democratici europei
Modera: Diego Andreatta – Vita Trentina
Foto di: Alessio Romenzi – Augusto Goio – Mattia Civico
Video di: Paolo Andreatta – Filmwork
Il 29 febbraio 2016, 93 profughi siriani (24 famiglie) sono partite dal Libano e sono atterrate a Roma grazie al “corridoio umanitario” aperto dall’Italia in risposta all’emergenza migranti. L’iniziativa, si tratta del primo corridoio umanitario in assoluto in Europa, si è resa possibile grazie all’intesa siglata il 15 dicembre 2015 scorso fra il Governo italiano, la Comunità di Sant’Egidio, la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, la Tavola Valdese con la collaborazione dell’associazione Papa Giovanni XXIII e dei corpi civili di Pace dell’Operazione Colomba.
All’interno di questa iniziativa, con un Ordine del giorno proposto dal cons. Mattia Civico e approvato con maggioranza trasversale, il Consiglio provinciale di Trento ha impegnato la Giunta provinciale a sostenere il progetto di apertura del canale umanitario con il Libano al fine di mettere in protezione un gruppo di 7 famiglie siriane (in tutto 29 persone).
Prima di arrivare in Italia, queste famiglie hanno vissuto per quattro anni in un piccolo campo profughi a nord del Libano, nella regione dell’Akkar, a quattro chilometri dal confine siriano.
Si tratta di persone scappate da Homs, una città al di là del confine rasa al suolo dalla guerra. Nel corso del conflitto le case di queste famiglie sono andate distrutte. I 29 siriani accolti in Trentino hanno ottenuto un visto umanitario a territorialità limitata rilasciato dall’ambasciata italiana in Libano.
Oggi queste 7 famiglie sono ospitate presso strutture della Diocesi di Trento a Villa San Nicolò. Lo stabile, prima inutilizzato, è stato ristrutturato e messo a norma a spese dell’Arcidiocesi, ricavandone alloggi autonomi in grado di ospitare al meglio i profughi. L’accoglienza delle 7 famiglie siriane viene gestita d’intesa tra l’Arcidiocesi di Trento e la Provincia autonoma di Trento con modalità di assistenza analoghe a quelle previste per la generalità dei richiedenti protezione internazionale assegnati dallo Stato al Trentino.
La mostra, aperta fino al 15 giugno prossimo, è realizzata grazie alla collaborazione tra Provincia Autonoma di Trento, Diocesi di Trento, Comune di Trento, Operazione Colomba (corpo civile di pace della Papà Giovanni XXIII), Vita Trentina, Demo, Filmwork ed è stata inserita negli appuntamenti del Festival dell’Economia.
Pubblicato da: mattiacivico | 25 maggio 2016

APPROVATA LEGGE SPORT… PER TUTTI

mani colorateIl 7 aprile il Consiglio Provinciale ha approvato la legge sullo sport, frutto dell’unificazione delle proposte di legge mia, di Mellarini, di Civettini e Giuliani.

La mia proposta, che è stata recepita dalla nuova legge, mirava a valorizzare e a promuovere lo sport di cittadinanza, ovvero lo sport per tutti.

La normativa provinciale sulla promozione dello sport era sostanzialmente ferma al 1990. Negli ultimi vent’anni, tuttavia, è andata affermandosi una nuova e più ampia concezione della pratica sportiva, che tende a considerare lo “sport” come diritto dei cittadini, un diritto la cui esigibilità va garantita all’interno di un preciso quadro normativo e dunque sostenuta da conseguenti azioni politiche dell’ente pubblico. In questo contesto, l’attività sportiva promossa e regolata dal CONI e dalle Federazioni sportive è stata negli anni di fondamentale importanza anche per la sua capacità – del tutto chiara in provincia di Trento – di “guidare” una quantità notevole di praticanti agonisti, e di saper tessere una struttura organizzativa composita, frutto com’è di un diffuso volontariato sociale.

Ma il mondo dello sport è cambiato così come la società attorno ad esso. Sono emersi bisogni nuovi, non riconducibili ai canali tradizionali delle singole discipline sportive; si sono affermate pratiche informali, legate a contesti leggeri e poco strutturati, calibrati sui desideri, le abilità, le esigenze del singolo cittadino; è andata maturando la convinzione – oltre che l’evidenza scientifica– che l’attività fisica sia uno dei principali fattori di benessere e di salute per il singolo cittadino e per la comunità. Lo sport è diventato un prisma dentro al quale si riflette l’intera società, ed era dunque urgente e necessario che la riforma della legge provinciale sullo sport la aggiornasse al mutato contesto che intende normare.

Ecco dunque che questa nuova legge riconosce lo sport sia come attività agonistica – sostenendo il ruolo delle Federazioni sportive e delle associazioni affiliate- sia come “diritto di cittadinanza”, pratica volta a migliorare la salute, a creare occasioni di socialità, a promuovere inclusione sociale, valorizzando in questo senso il ruolo di tutti i soggetti – a partire dagli Enti di promozione sportiva seriamente attivi in provincia – che concorrono a offrire, sul territorio e nelle comunità, ampie opportunità di accesso alle attività sportive e ludico-motorie a tutti i cittadini.

Pubblicato da: mattiacivico | 10 maggio 2016

Mozione omofobia: quello che ho imparato

matteo boatoApprovata oggi dal Consiglio Provinciale la mozione per favorire misure di contrasto all’omofobia. Doveva essere legge, è invece mozione, ovvero impegno ad agire concreto e subito. Va bene. Vale la sostanza.
Quattro anni di discussioni, di incontri, di passi fatti insieme a tanti, di ascolto. Quattro anni faticosi, a volte anche dolorosi, quando chi era contrario ha usato argomenti feroci o è sceso sul piano personale o ha distorto il contenuto della proposta. Io in questi anni ho imparato molto.

Ho imparato che dietro ogni etichetta vi sono delle persone con percorsi da rispettare, che la solitudine e il silenzio sono spesso una ferita più profonda dell’insulto, che essere giudicati per l’amore che si sente rende schivi e schiavi, che la pazienza è davvero la virtù dei forti, che farsi carico delle fatiche altrui vuol dire fare fatica insieme e senza sconti.

Ho imparato ad ascoltare di più, anche chi non era d’accordo con me e mi rimangono relazioni intense.

Ho imparato che la paura di ciò che non si conosce può essere sostituita con il coraggio della conoscenza. Ed É molto meglio.

Ho imparato che i diritti non sottraggono nulla a nessuno ma moltiplicano la cittadinanza.

Ho imparato soprattutto molti nomi di persone che non vogliono sentirsi sbagliate per l’amore che sentono. E ho imparato che voglio loro bene anche per questo.

Grazie a tutte e a tutti.

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