Pubblicato da: mattiacivico | 10 dicembre 2013

Intervento sul programma di legislatura

Abbiamo iniziato questa seduta nel ricordo di Nelson Mandela, morto pochi giorni fa a 95 anni, protagonista della lotta nonviolenta all’apartheid, primo presidente del Sudafrica libero e riconciliato. La Costituzione sudafricana inizia così: noi, popolo del Sudafrica, riconosciamo le ingiustizie del nostro passato; onoriamo coloro che hanno sofferto per la giustizia e per la libertà della nostra terra; rispettiamo coloro che hanno lavorato per costruire e sviluppare il nostro Paese; crediamo che il Sudafrica appartenga a tutti coloro che ci vivono, uniti nella diversità.

Voglio iniziare così questo intervento di commento alla relazione programmatica perché penso che quella vicenda e quel leader possa dire qualcosa anche alla nostra Comunità. Ci può dire per esempio che dalla crisi, da tutte le crisi, si esce con più Comunità, con più coesione, con più e nuova cittadinanza, ampliando il senso di appartenenza anche di chi oggi si sente meno parte. Riconoscendosi al di là delle differenze e delle provenienze parte della stessa Comunità e nel contempo allargare il senso stesso della Comunità. È questa mi pare una delle sfide che abbiamo di fronte. “APRIRE”

La restrizione delle risorse a cui andiamo incontro nei prossimi anni, ci espone ad un rischio, innanzitutto culturale. Quello di pensare che meno risorse debba voler dire necessariamente poter prestare attenzione a meno persone, dispone in termini di diritti fondamentali a meno persone. E a dir la verità a anche in quest’aula nella scorsa legislatura abbiamo sentito la frase “non ce lo possiamo permettere”. È la logica dei tagli lineari, del contenimento di costi senza una attenzione puntuale alle singole questioni. Se imboccassimo questa strada il risultato sarebbe quello di un restringimento dei confini della comunità, vorrebbe dire ampliare il numero delle persone che vivono ai margini, che fanno fatica e che non si sentono parte. Noi dobbiamo fare esattamente il contrario.

Nel momento in cui si restringe il bilancio economico, deve crescere il bilancio sociale. Dobbiamo dire ad ogni persona che vive questa terra che abbiamo bisogno di lei, che é richiesto in questo momento uno sforzo collettivo ed individuale per rendere forte e coesa la nostra comunità. Investire sulle persone, sulle donne e sugli uomini, sui giovani e meno giovani. Ma cosa può voler dire concretamente? Un esempio esemplificativo.

Trasformare il reddito di garanzia in un patto di reciprocità in cui la comunità sostiene famiglie e persone che stanno perdendo reddito e rischiano o di scivolare nella condizione di povertà monetaria, e dall’altra ove possibile si chiede a queste stesse persone di farsi carico di bisogni della comunità, attraverso forme di impegno e lavoro a beneficio della collettività. Penso ad una presenza nelle case di riposo o nei centri aggregativi penso alla diffusione della figura del l’amministratore di sostegno, di cura e custodia di spazi pubblici… I quasi 17 milioni di investimento sul nostro bilancio sono un segnale importante che devono produrre un beneficio non solo per il singolo, ma per tutta la collettività. È lavoro non è volontariato.

In questo modo rafforziamo non solo dal punto di vista economico chi oggi fa fatica, ma rafforziamo anche le sue competenze, la sua capacità di attivazione, la sua appartenenza alla comunità. E nel contempo mettiamo risorse ed energie a disposizione della collettività. Dall’incontro di diverse fragilità può nascere una nuova forza: é d’altra parte l’idea di mutualità e di cooperazione e a ben vedere uno dei fondamenti della nostra Autonomia. È in questo patto di reciprocità, di responsabilità condivise, di riconoscimento dell’altro e permettetemi, di scelta di convivenza pacifica che ha avuto origine la nostra Autonomia. Oggi la rifondiamo e la rigeneriamo riscoprendo questa origine. Senza guardare indietro, ma Aprendo e alzando lo sguardo.

Siamo il Trentino, ma siamo anche il nostro Paese e siamo l’Europa. Riconoscerci in appartenenze più ampie avere sguardi alti che cercano oltre lo stretto orizzonte nei nostri confini geografici, ci farà andare più lontano.

Rientra in questa logica anche l’investimento in formazione, in conoscenza, in cultura. Questo sarà l’ambito in cui dovrà esserci una spinta innovativa, una buona dose di creatività. Perché prepararsi adeguatamente al futuro significa oggi acquisire molti più strumenti rispetto al passato. Strumenti di conoscenza e di possibilità di scambio. Anche in questo caso il ragionamento sul necessario contenimento dei costi non deve farci arretrare rispetto alla consapevolezza della strategicità di questo ambito. Scuola, formazione professionale, Università, ricerca, cultura, sono la benzina che mettiamo nel nostro motore e che ci permetteranno di progettare un lungo viaggio. Investire in conoscenza, in competenze, in sapere vuol dire coltivare radici più robuste e qui di poter crescere con più solidità. E credo che sia stata una scelta giusta quella presa in conferenza dei capigruppo di proporre al consiglio l’individuazione di una commissione ad hoc sulla conoscenza. Andrà fatta una riflessione sui modelli didattici, sugli strumenti più innovativi per sostenere la didattica, sulla valutazione dei dirigenti e del personale insegnante, sul sistema di reclutamento, sulle modalità per promuovere conoscenza, eccellenza. Una delle ultime norme approvate nella scorsa legislatura riguardava proprio la certificazione delle competenze acquisite anche in contesti informali e non formali. Dobbiamo ripartire anche da qui, nella consapevolezza che il sapere non é solo quello formale, ma che nella dimensione dell’esperienza vi è una miniera di saperi a cui la comunità deve riconoscere e deve poter attingere.

Investire in appartenenza e in coesione sociale vuol dire non abbassare la guardia sui diritti fondamentali delle persone. Diritto alla salute innanzitutto.

La riforma sanitaria approvata nella scorsa legislatura e la disciplina del comparto sociosanitario e della necessaria integrazione in questa legislatura attende la sua piena attuazione a cominciare dalla predisposizione del Piano sanitario Provinciale. Perché é importante che gli operatori della sanità, ma tutti i cittadini, sappiano con precisione dove intendiamo andare. Le singole scelte, che saranno a volte anche difficili, dovranno essere comprese e comprensibili dentro un quadro di riferimento condiviso. Il ruolo della medicina di territorio, il rapporto tra ospedali e distretti sanitari, il ruolo di governo clinico dei dipartimenti, il rapporto tra pubblico e privato. Attenzione alle risorse significa anche mettere attenzione che ogni singola risorsa pubblica vada a beneficio del cittadino intervenendo li dove invece alimentassero logiche di profitto per pochi. Va quindi fatta una riflessione sul rapporto tra pubblico e privato, facendo una inflessione sul ruolo che il privato senza scopo di lucro potrebbe assumere anche in sanità. Dobbiamo essere in grado di costruire rapporti di fiducia interna, motivando e sostenendo gli operatori sanitari che operano con competenza e passione, promuovendo formazione e favorendo scelte che vanno nella direzione della qualità e dell’appropriatezza. È importante la verifica. Sia in sanità sia nel welfare.

Ma salute non é solo organizzazione della sanità. É noto che i determinanti della salute sono solo i parte ridotta legati alla qualità delle prestazioni sanitarie. Molto dipende dalla organizzazione del territorio, dalla qualità delle relazioni, dalla qualità dell’ambiente, del cibo che mangiamo, di comportamenti che assumiamo, dalla capacitá di prevenire promuovendo stili di vita orientati al benesere. L’ambiente e il territorio sono dunque un patrimonio da gestire con molta attenzione, sapendo che é un bene che dobbiamo consegnare integro alle prossime generazioni affinché ne possano godere pienamente. Integro non vuol dire immutato ovviamente. Ma attenzione alle risorse che utilizziamo. Puntando sulle fonti energetiche rinnovabili, prediligendo il recupero alla nuova costruzione, promuovendo modalità di movimento sostenibili, incentivando comportamenti singoli e del comparto economico volti a ridurre l’importanza ecologica. Una pianificazione delle politiche economiche che sia armoniosa e coerente con il territorio e le sue vocazioni. Non possiamo permettere che sulla spinta della crisi si rinunci a programmare lo sviluppo economico ed occupazionale. Valorizzare il patrimonio di conoscenza e di risorse locali, promuovere innovazione, rendere trasversali le diverse politiche che riguardano il comparto economico. Industria, commercio, turismo, agricoltura sono ambiti interdipendenti. La cultura d’impresa citata dal presidente deve essere spirito competitivo, premiare il coraggio di investire, di creare occupazione, di internazionalizzare, di potenziare le filiere locali. E dobbiamo chiedere a chi fa impresa di essere parte del nostro sistema di rafforzamento della comunità: i bandi pubblici prevedano dunque punteggi aggiuntivi per chi produce nel rispetto dell’ambiente, dell’occupazione e in particolare prevedano la clausola sociale. Il sistema istituzionale trentino.

Ci auguriamo che questa legislatura consegni ai trentini un sistema pubblico alleggerito a partire dal livello che qui noi rappresentiamo.

Puntare da un lato sull’unione tra Comuni e dall’altro ad un passaggio deciso alle comunità di Valle vi competenze e relative risorse, permettendo alle comunità di essere realmente il luogo di pianificazione e condivisione dei territori. Nel fare questo teniamo conto che in quest’aula vi é una significativa presenza di ex amministratori locali, sindaci e non solo: può rappresentare un valore aggiunto.

Caro presidente. Lei ha posto l’accento sui giovani. E certamente siamo in sintonia con questa indicazione. Ma affinché non sia un esercizio retorico é necessario accompagnare le parole a scelte strategiche e a gesti simbolici chiari e coerenti. Fino a qualche anno fa le politiche giovanili erano competenza residuale affidata all’assessore giovane: oggi il tema dei giovani è il punto di partenza, il fulcro di un programma di legislatura. E’ questa la vera emergenza, il cuore di questa crisi dalla quale in questa legislatura dobiamo necessariamente delineare la via d’uscita. Non c’è scelta o le generazioni giovani ritrovano accesso al mondo del lavoro, recuperano speranza e fiducia, o questo Trentino andrà in crisi ben più profonda perchè lasceremmo una generazione incompleta con un inevitabile danno anche per le generazioni più mature. Ad affrontare questa emergenza deve però essere l’intero sistema, non solo la politica, il sistema istruttivo, il credito, il sistema cooperativo. Abbiamo fatto fondi di garanzia per le imprese? Facciamolo anche per i giovani che cercano finanziamento per comperare casa ed iniziare la loro vita. Ne beneficerà l’intera economia.

Ricordo come anche in passate discussioni in sede di finanziaria vi erano stati passaggi forti sul tema del l’investimento nel merito e nei giovani. Salvo poi nella giunta successiva prorogare contratti importanti a dirigenti in pensione.

Chiediamo su questo dunque segnali chiari, che mettano al centro le competenze ed eventualmente la generosità di trasferire competenze di chi all’amministrazione pubblica ha certamente dato molto, ma anche avuto. Troviamo percorsi per non perdere competenze, permettendo però anche ad altri di crescere e di mettere a disposizione la propria professionalità. La legge sul personale aveva individuato forme di affiancamento, di “mentoring” che possono essere sperimentati.

Ma l’attenzione ai giovani deve partire dalla tutela e promozione dell’infanzia. Non solo politiche familiari o di promozione della natalità, ma politiche specifiche per l’infanzia. Dobbiamo credo a breve riprendere il ragionamento sulle funzioni di tutela dell’infanzia ora affidate al Difensore Civico, e che invece andrebbero affidate ad una figura specifica, ancorché collegata all’ufficio del difensore. Ci vuole uno sguardo dedicato, perché non accada che l’infanzia sia oggetto di scambio tra adulti, terreno a volte di conflitto e di rivendicazione. Come se non fossero portatori di diritti individuali e soggettivi. La politica deve, sul tema dell’infanzia, assumere uno sguardo nuovo, consapevoli che non è un ambito o un settore svincolato da tutto il resto. Ha a che fare con il programmare il Territorio, gli spazi di aggregazione, le abitazioni. Ci vorrebbe presidente un Piano provinciale per l’infanzia e l’adolescenza, che indichi linee e strategie trasversali alle competenze di tutti gli assessori, a partire dal piano nazionale che però non trova attualmente declinazioni efficaci. Non possiamo spendere risorse i portanti solo per riparare ai danni, senza chiederci come cambiare e prevenire. Buon lavoro presidente e buon Lavoro alle assessore e agli assessori della sua giunta. Buon lavoro a voi e buon lavoro anche a noi. Condividiamo il passaggio della sua relazione in cui, alla voce “apertura” indica un rapporto di collaborazione e di dialogo tra consiglio e giunta. Di questo c’è bisogno. Di collaborazione e di rispetto per le reciproche funzioni. Il consiglio ha il compito di legiferare, di indirizzare e anche di controllare. A queste funzioni intendiamo rispondere pienamente, per il buon funzionamento delle istituzioni e della democrazia. Con Disciplina ed onore, come ci chiede la nostra Costituzione.


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